Di lasco

-Viriamo ? -Si- -Vira !- Avevo tenuto un bordo lungo verso terra, confidavo nell’attondo e ora dopo la virata puntavamo dritto sulla boa. All’orizzonte però adesso vedevo, ancora lontane, beccheggiare sull’orizzonte luminoso ed increspato, il gruppo di barche che aveva scelto l’altra via e che adesso convergevano avvicinandosi inclinate ed a vele piene di buona lena. Ed infatti all’incrocio la prima di queste mi passa di buone due lunghezze e mi vira sulla prua. – Cazz… Ha trovato aria fuori – grigno tra i denti. Molliamo un pò sottovento per non procedere troppo nel suo rifiuto. Guardo dietro, le altre 2  sono abbastanza dietro. Così arriviamo sulla boa di bolina secondi, mentre mi inclino nel pozzetto sento lo sparo dello spin rosso del primo e lo vedo che si gonfia nel cielo celeste quando doppiamo la boa e ci prepariamo alla manovra Il prodiere veloce tira su la drizza, aggancia il tangone ed io inquadro, lo spin si gonfia, la prua ha un guizzo verso l’alto e siamo subito in  andatura di lasco che voliamo a piene vele puntando la poppa di chi ci precede su un mare reso argenteo dalle onde che brillano nel controluce accecante. Passo la scotta al prodiere che si stende fuori al trapezio, alzo la deriva ma non tutta ché c’è un pò di onda e punto leggermente sull’onda, cazzo un’attimo la randa e la barca entra in planata. La planata è un equilibrio idrodinamico che la barca assume quando monta sull’onda e raggiunge la sua stessa velocità senza più lasciarla, la linea di galleggiamento si abbassa di molto come se la barca volesse volare più che navigare, le vele gonfie fanno da propulsore,  il baffo d’acqua tagliato dalla prua si frantuma in spuma e gocce d’acqua che ci avvolgono e noi equipaggio siamo acqua nell’acqua e sull’acqua, unico elemento con la barca, con il mare. La barca raggiunge la sua velocità limite, fischia l’acciaio delle sartie, vibra lo scafo muggendo come un cetaceo. E’ un equilibrio instabile, basta un niente, una refola di vento diversa, un movimento sbagliato, una regolazione di troppo e l’imbarcazione torna ad una andatura diversa, perde l’onda che la sorregge. E si rimane contratti, concentrati, protesi a prolungare l’andatura assunta.
Ho solo una vaga idea di quello femminile ma ho sempre pensato che questa sia la sensazione più vicina ad un orgasmo maschile.

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2 risposte a Di lasco

  1. meravigliatalice ha detto:

    Persa in questo mondo sconosciuto di termini che non conosco l’immagine che mi arriva è potente. Quasi un sopravanzo dell’uomo si prorpri limiti. Sfide dettagliate con frammenti di emozioni sparate via taglienti ed incisive. Sei riuscito a farmi essere in barca fra gli spruzzi e molto oltre ancora……..

  2. germogliare ha detto:

    quanti “scherzi” può fare il mare, o è l’acqua!?

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