Tre piani

Vado al cinema a mente sgombra. Non leggo recensioni sul film se non dopo averlo visto, un po’ per non guastarmi la visione di un film di cui non devo sapere niente, un po’ per non crearmi un pre-giudizio sul film da dover poi assecondare o confutare. Poi dopo magari leggo le recensioni, per confontare il mio giudizio con quello di altri, per approfondire aspetti del film che non ho saputo cogliere e che critici professionisti mi sanno spiegare. Ma dopo la visione, non prima. Così sabato sera, avevo già in conto di vedere l’ultimo di Moretti acclamato a Venezia, passo davanti al cinema cittadino a consultare gli orari e scopro che sta per iniziare.

Il tempo di comprare il biglietto, il controllo del green-pass e sono catapultato nella saletta piccola, già al buio, il film inizia di lì a poco, ed io sono fra altri, non molti, nella sala piccola del cinema in cui mancavo da prima del lockdown.

Inizia con scena drammatica, un prologo d’urto e siamo subito nella storia e nel suo clima greve. Le strade, il rione anonimo, le inquadrature, i silenzi che raccontano. Sì, sono in un film di Moretti. Tre piani: quattro nuclei familiari, le vite dei condomini che si intersecano e che si allacciano sotto l’effetto dell’evento drammatico. E’ l’evento dammatico che sa mettere in crisi la vita di tutti e poi a catena da crisi nasce crisi, dove per crisi intendo mutamenti, sovversioni, spesso radicali nella vita dei personaggi. La storia del condominio si svolge nel corso di dieci anni, in due step, di cinque in cinque. Così ritroviamo bambine adolescenti, poi giovani donne, genitori che maturano forse, che si imbiancano, qualcuno che scompare. Relazioni interpersonali acruirsi, risolversi, troncarsi, nell’intreccio che la vita sa costruire. La vita in questo piccolo caseggiato, abitato da famiglie della piccola borghesia (si può usare ancora questo termine?), che sembravano per scelta volersi isolare come in un’anonima rocca dalla vita della città fuori, inesorabilmente tracimano verso la vita esterna, verso la vita fuori. Ed è un processo doloroso, come tutte le metamorfosi, ma comunque positivo, una evoluzione che tutti i personaggi si trovano a percorrere, almeno quelli che rimangono, e che si apriranno al “fuori”, agli altri. Le faccende private diventano pubbliche, talvolta addirittura attraversando le aule dei tribunali, e devono uscire fal guscio famigliare per diventare condomiali, cittadine, pubbliche. Al piano alto vivono due austeri coniugi, due giudici ed il loro figlio adolescente interpretati da Nanni Moretti, Margherita Buy, Alessandro Sperduti. Al piano sotto una giovane coppia. Lei prima incinta, poi madre sola alle prese con la neonata, impersonata da Alba Rochnwatcher. Lui ingegnere lontano, lavoro in trasferta, presente in skype ma non abbastanza, impersonato da Adriano Giannini. Piano terreno giovane coppia di professionisti con bimba (poi ragazzina) spesso affidata ad una anziana coppia di vicini. Elena Lietti e Riccardo Scamarcio, la giovane coppia e Gea dell’Orto la figliola ragazzina. Anna Bonaiuto e Paolo Graziosi, gli anziani vicini, Denise Tantucci la loro giovane nipote. Visto che ho citato gran parte del cast va anche menzionato anche Tommaso Ragno, che non interpreta un condomino ma un personaggio che si svelerà di raccordo importante per la vita della famiglia dei giudici. E’ una storia ben raccontata, una storia tratta da un romanzo dallo stesso titolo che non ho letto. Ben raccontata, perchè raccontata senza eccessi, senza eccessi nel recitato e nel mostrato. Si tratta di storie di grande carica drammatica ma non colorate ulteriormente, la macchina da presa di Moretti sa restare quella di sempre, da documentarista di storie cittadine. Lascia a noi l’emozione e la riflessione intima da condurre, dopo, usciti dal cinema, tutti siamo coinvolti, i temi trattati son quelle delle famiglie, delle relazioni all’interno di queste, ci sanno prendere senza suggerirci una morale. Per questo ci è piaciuto. Gli attori sono impeccabili. Scamarcio, a mio parere diventa sempre più bravo. Margherita Buy, forse un po’ prigioniera del suo personaggio, come tanti attori famosi, è sempre sè stessa, che piaccia o meno. Strepitosi i giovani attori, tutti. Incantevole e complessa l’interpretazione del personaggio Charlotte affitato Denise Tantucci, che ricordavo Sirena nel telefilm televisivo.

Bello il Cinema che emoziona.

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18 risposte a Tre piani

  1. Bellissima recensione, argomentata e sentita; mi è stata molto utile per chiarire dei dubbi che mi erano sorti dopo avere letto alcune recensioni. Moretti è sempre stato uno dei miei registi preferiti, l’unica remora che mi tratteneva è il fatto che il film sia ispirato al romanzo di Nevo, che ho molto apprezzato e, spesso, in casi come questo, rischio la delusione… Bene, non mi resta che andare al cinema…
    p.s. posso citare la tua recensione nel mio post di presentazione del film?

  2. quasibiancaneve ha detto:

    Meglio che non le leggi le altre recensioni…;-)
    (Io comunque vado lo stesso)

  3. Pingback: Nanni Moretti, Tre piani – Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

  4. newwhitebear ha detto:

    letta la recensione. Utile per chi al cinema non va.
    Bella serata

  5. Pendolante ha detto:

    Dunque, ho letto il tuo post fino al tuo ingresso al cinema. Poi, condividendo con te l’idea di non avere pregiudizi durante la visione dati dalla lettura di critica e recensioni, ho smesso. tornerò quando lo avrò visto

  6. Moon ha detto:

    Volevo vederlo anche io. Ma poi è nata la discussione tra me e l’amico speciale (grande amante del cinema, come struttura, intendo) e mentre io volevo vedere questo , lui tirava per vedere Venom… e quindi per il nostro ritorno al cinema post Lockdown abbiamo visto Dune! Diciamo un compromesso 😀
    Bella recensione . Chissà se convincerebbe l’amico speciale…

  7. elettasenso ha detto:

    A me manca molto stare nell’utero di una sala cinematografica. Adoro Moretti e mi auguro di vedere il suo lavoro presto

  8. Pingback: Dune, una Non-recensione – Moonlight

  9. massimolegnani ha detto:

    come sempre mi piace il tuo modo di accostarti al cinema, inteso come pellicola e soprattutto come sala, in cui ti immergi fiducioso.
    per quel che mi riguarda per ora mi sono procurato il libro, poi se mi sarà piaciuto guarderò il film (e poi tornerò a leggere la tua recensione).
    ml

    • rodixidor ha detto:

      Aspetto di sapere allora il tuo parere sul libro 🙂

      • massimolegnani ha detto:

        il libro mi è molto piaciuto, ben strutturato, compatto (non è diviso in due periodi temporali come il film) molto credibile nella trama e nei vari personaggi (nell’ultima parte “vedevo” i due magistrati con le fattezze di Moretti e della Buy e questo ha aiutato a rendere più vera la lettura). Ora dovrò vedere il film!
        ml

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