L’altra faccia della luna

Lui era seduto alla sua scrivania, la giacca sullo schienale della poltrona, camicia celeste, cravatta rossa col nodo piccolo ben fatto. Si alzò, mi porse la mano, un sorriso professionale, una stretta di mano decisa ed amichevole, mi chiese di accomodarmi. Gli chiesi di quell’appartamento piccolo, mansardato, ultimo piano centro storico. Lui mi mostrò le foto al computer, mi spiegò le caratteristiche, prezzo e tutto il resto. Io ascoltavo ed annusavo l’aria, emanava un buon profumo, non era un profumo marcato, non era il dopobarba, forse qualche goccia appena di acqua di colonia che si lasciava sul petto dopo la doccia la mattina, prima di infilare la camicia calda di stiratura. Mi immaginai il suo petto ben tornito, il punto dove erano cadute quelle gocce. Mi stavo perdendo nelle mie fantasie, mi imposi di stare attenta.
– E’ possibile vederla? – interruppi il suo discorso forse un poco bruscamente, di sicuro interruppi le mie fantasie che galoppavano veloci.
Guardò l’ora sull’orologio da polso, quadrante tondo e chiaro, cinturino di pelle nera., solo un attimo di interruzione per pensarci.
-Staremmo quasi per chiudere, ma l’appartamento è qua dietro, se vuole possiamo andarci a piedi-
Risposi forse con un sorriso troppo giulivo, notai un po’ di sorpresa nella sua reazione ma immediatamente celata. Si alzò, indossò la giacca, prese il soprabito dall’attaccapanni: giacca lunga sportiva da scouter , le chiavi da un cassetto.
-Possiamo andare. –
Caspita era alto. Non mi ero resa conto di quanto fosse alto, uno spilungone, mi sovrastava di buoni venti centimetri, camminava ad ampie falcate morbide ed elastiche sempre attento a rimanermi al fianco ed a cedermi il passo nelle strettoie su un marciapiedi affollato di inizio sera. Nel tragitto parlava ancora della casa, io lo seguivo ammutolita. Quando girammo nel vicolo avrei già voluto addossarlo ad un muro e rovistargli la camicia per trovare il punto preciso origine di quel buon profumo.
Il palazzo era uno di quei vecchi palazzi secolo scorso,  forse nato signorile ma ora piuttosto malmesso. Salimmo fino all’ultimo piano stretti in uno di quegli ascensori aperti con le inferriate attorno. Avrei voluto non terminasse più quel viaggio in quel trabiccolo cigolante, io e lui chiusi in quella specie di gabbia a pochi centimetri di distanza. L’ultimo pezzo di scala era senza ascensore, una ripida rampa di scale che levava il respiro. Lui fece una battuta, io sorrisi. Infine entrammo,  diede corrente dall’interruttore generale e poche vecchie lampadine ad incandescenza illuminarono di luce giallastra quella specie di bugigattolo che era l’appartamento. Lo seguii per un piccolo corridoio che illustrava i vani ai lati. Infine fummo in una stanza più ampia, si portò alla fine e spalanco le persiane di legno di un piccolo balcone. Fuori era già notte,  una luna incredibile. Mi sporsi a guardare il panorama di tetti illuminati dalla luna, nel farlo mi strusciai contro di lui,  non si scostò, non mi scostai. Rimasi così, appoggiai la mano sulla sua patta, lo guardai negli occhi e sussurrai: “Lui mi ha già riconosciuta. Tu non ancora?”

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25 risposte a L’altra faccia della luna

  1. Tratto d'unione ha detto:

    Che impudenza!!! 🙂

  2. Mezzatazza ha detto:

    Spero che sia una storia vera.

  3. Pendolante ha detto:

    certe mansarde hanno un valore aggiunto 😉

  4. newwhitebear ha detto:

    lo spilungone lo sa oppure ci sta?
    La voce narrante non la racconta giusta.

  5. lapoetessarossa ha detto:

    Lei cercava la sua tana. Un posto in alto, accogliente, ma appartato, ancora meglio se faticoso da raggiungere. Faticoso certo, ma non per lei che per ammirare la luna piena che domina il cielo e tutto il mondo al di sotto era disposta a sacrificare qualche umana comodità.  Lui era la preda apparente e apparentemente inconsapevole gliela mostrava in tutto il suo potenziale. Perché i due a volerli osservare da vicino, a volerli annusare, come si fa tra signori e signore della notte, i due, dicevo, giocano il gioco eterno del cacciatore e della preda. E arriva il finale, geniale. Che tu non ti aspetti, ma lui sì!

  6. Stefi ha detto:

    “….non si scostò, non mi scostai.”
    Sta tutto lì, vero?

  7. Velvetblu ha detto:

    Dolce e sfacciato racconto come solo le donne sanno essere . Fantastico che l’autore sia un uomo .

  8. sherazade ha detto:

    Eccomi a leggere
    Lui… come dire si arma prima il braccio e poi la mente. Un bel racconto naturale.
    sherabbraccicari

  9. biondograno70 ha detto:

    ah però….
    sorniona arriccio i baffi e in qualche modo faccio le fusa…
    mi ci piaci.

    m.

  10. keewisme ha detto:

    E pensare che sto cercando casa… Pff…

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