Prof

Suona la fine della sesta ora ed è uno sciamare via rumoroso e nella loro corsa si inseguono, urtano banchi,  ridono, scappano. “Arrivederci Prof”. “Ciao” bofonchia lui, cupo, recupera le sue cose lentamente,  le mette in borsa, cappotto e via anche lui verso l’uscita al piano di sotto della scuola già svuotata. E’ sabato, non li vedrà fino a lunedì, è di cattivo umore, come spesso. Non va bene, gli studenti non lo capiscono, non lo seguono, forse è colpa sua, è sempre colpa di chi spiega se non si fa capire. Forse non è il suo lavoro, dovrebbe prenderne atto. Arrivato al piano terra ricorda di non aver firmato il registro di classe della seconda, due ore prima. Entra nella classe per provvedere. Lo stanzone è vuoto da poco e nell’entrarvi lo sente, rimane sulla soglia assalito da un flash intenso, stordito. Si ferma un attimo sorpreso ed assapora, poi entra, si dirige alla cattedra, apre il registro, firma. Quindi rimane lì, guarda intorno. I banchetti  disposti in maniera disordinata, i segni a penna sulla formica verde, un foglio accartocciato sul pavimento, le pareti verdine, un manifesto con sopra riportato in bella calligrafia la coniugazione del verbo essere in inglese, l’attaccapanni vicino alla porta, le finestre chiuse. E rimane così, come se stesse in un campo di lavanda, stupito ed estasiato, ad inspirare.  E’ l’odore. E’ quell’odore che conosciamo tutti però che non sappiamo di ricordare fino a che non lo sentiamo la seconda volta. E’ un odore caldo, di latte e sangue, inconfondibile. E’ l’odore della classe, non è solo l’odore ma è anche il calore che venti corpi di ragazzi e ragazze hanno lasciato imprigionato in  quell’aula, come un’anima vitale e profumata. Non starò a citare Baudeleire perché già lo sapete, l’avete sicuramente già provato. La memoria olfattiva ha questa particolarità magica, riesce in un flash immediato a richiamare tutti gli altri sensi nel ricordo ed ha una potenza evocativa  impressionante. Quell’odore lo conosciamo tutti perché tutti lo abbiamo vissuto, però quando lo vivevamo non sapevamo che esistesse e finchè non lo sentiamo poi di nuovo non sappiamo di ricordarlo.. E’ l’odore della classe, inconfondibile. E quell’odore è sempre uguale a sé stesso, se avrete l’occasione di varcare la soglia di una classe, qualsiasi, magari quella dei vostri figli, allora lo riconoscerete, è l’odore della vostra classe, identico. Il Prof rimane qualche minuto così, in piedi ad annusare. Si chiede  perché non l’aveva mai sentito così intenso prima. Forse solo perché stando dentro non l’aveva sentito formarsi, ma ora invece entrando dall’esterno in una classe da poco svuotatasi lo  percepiva in maniera così impressionante. Non vorrebbe più andare via. Poi si distoglie, potrebbe entrare un bidello e trovarlo così, si vergogna un po’ del suo stato di eccitazione, quasi maniacale. Varca la soglia ed uscendo sorride, si dice:  “Questo è il luogo più bello del mondo”.

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38 risposte a Prof

  1. lamelasbacata ha detto:

    L’olfatto è uno strumento potentissimo e spesso una vera e propria macchina del tempo.
    Bel racconto 🙂

  2. lapoetessarossa ha detto:

    Se non avessi scritto credo che sarebbe rimasto sepolto nella mia memoria. Invece questa mattina è riemerso, è risalito veloce come per prendere una boccata di ossigeno vitale e regalarmelo, in questa giornata di gennaio, perché, lo ricordo bene, era inverno. Il piumino grigio di F. e la sua sciarpa rossa. Io ed F. alla fermata dell’autobus, quella qui di fronte a dove lavoro adesso, noi che saliamo sull’autobus stipato di studenti, schiacciati tra corpi e zaini, vocabolari sotto il braccio, facce assonnate. Lui è almeno venti centimetri più alto di me, siamo spesso vicini, e sento maledettamente il suo profumo, non so cosa sia ma è il suo. Quando scendiamo dobbiamo camminare cinque minuti per arrivare a scuola. A volte lo perdo di vista ma so che in classe ci ritroveremo. Se arrivo nell’aula prima di lui mi tolgo il mio cappotto e aspetto ad appenderlo. Lo faccio solo quando lui ha già appeso il suo. Compio il gesto come se fosse senza importanza. Metto il mio vicino al suo, la mia sciarpa deve toccare la sua. E per cinque ore so che il mio cappotto e la mia sciarpa avranno tutto il tempo di riempirsi e impregnarsi del suo profumo. Inutile dire quanto fossi innamorata persa di lui, che non mi vedeva nemmeno, non so se perché fossi fuori dal campo visivi per di quei venti centimetri, oppure se in quegli anni fosse innamorato solo della sua Fender. Oggi vorrei avere sedici anni e il compito in classe di greco, quello che mi salva dall’insufficienza sulla pagella del primo quadrimestre.

  3. lapoetessarossa ha detto:

    (tra parentesi, così per farti sentire in colpa, ho scritto il mio pensiero ascoltando in loop Mad World, con certi lacrimoni che mi si è sbavato il trucco – e non sono nemmeno le nove – ma chissene, ne valeva la pena)

    • rodixidor ha detto:

      Wow. Non potevo immaginare che il mio scritto avesse tali proprietà maieutiche. Grazie del tuo racconto, un bel dono per tutti stamattina. Buona giornata a te RossaPoeta 🙂

  4. sherazade ha detto:

    Hai scritto descritto magnificamente come certi odori che mai sapremo riprodurre quando li rincontriamo davvero sono una macchina del tempo.
    Parlando di bambini o di ragazzi e l’odore che ha la camera di un bambino, tuo figlio… quando la mattina lo vai a svegliare per andare a scuola.
    Grazie di questa tua pagina evocativa.

    Sherabbraccicari

  5. Lady Nadia ha detto:

    Indovino… sei un prof. in pensione? Son curiosa. Quanti anni hai? Dopo aver letto questo tuo bel pezzo (a parte risentire nel naso l’odore dell’aula della mia scuola…), mi son convinta che devi aver insegnato e che il tuo lavoro ti manca.

    • rodixidor ha detto:

      Sono un ghostwriter, forse un insegnante, forse un marinaio, di certo un naufrago, forse un vecchio, di sicuro un giovane o almeno lo fui. Importanti sono le parole che ci danno vita in questo spazio virtuale ma non virtuoso. Lusingato dal tuo interesse spero ti abbiano emozionato le mie fantasie e ti son grato dell’attenzione che presti al mio blog sgangherato.

  6. mollymelone17 ha detto:

    L’olfatto è il senso più animale che abbiamo, risveglia passioni, emozioni, sensazioni. Percorre il tempo, riporta ad altro e ad altri. A volte certi odori non si sono mai sentiti, si possono solo immaginare, eppure se na ha un’idea precisa e si riconoscerebbero subito sentendoli.. i. Questo caso è l’odore noto dei corpi adolescenti che siamo stati

  7. Pendolante ha detto:

    La sensibilità a quell’odore aprirà un filo diretto coi suoi studenti. Forse dall’olfatto passa la comunicazione

  8. newwhitebear ha detto:

    hai scritto un bel pezzo. Il Prof, che parla, ritrova il buon umore semplicemente capendo che quella è la sua missione.

  9. lauraluna ha detto:

    Con me sfondi una porta aperta, ho insegnato per parecchio tempo e mi ritrovo perfettamente nel tuo brano.Osservare l’aula di una scuola è spesso espressione di emozioni, valori e sentimenti.
    Ho letto anche i vari commenti e li ho trovati particolarmente riflessivi e sinceri, a dimostrazione che hai toccato le corde del cuore . Davvero bravo.

    • rodixidor ha detto:

      Grazie Laura per il tuo generosissimo commento. Avevo il dubbio che certe emozioni non riuscissi a tradurle in parole e non ero particolarmente soddisfatto del mio racconto. Ma mi accorgo che quando le emozioni sono particolarmente forti e vissute da tanti arrivano comunque indipendentemente dalla efficacia della scrittura. Grazie di cuore. 🙂

  10. germogliare ha detto:

    Complimenti! Stammi bene prof.

  11. massimolegnani ha detto:

    “E rimane così, come se stesse in un campo di lavanda, stupito ed estasiato, ad inspirare”.
    qui, hai fatto un fermo immagine efficacissimo (o, se vogliamo, hai fatto sparire il pallone davanti a mezza difesa)
    ml

  12. Antippa ha detto:

    Bellissimo racconto.
    Devo ammettere che al liceo vi ho odiato tutti (o quasi).
    Non capivo come i più deboli fossero continuamente messi da parte, per potenziare quelli che si dimostravano già bravi.
    A me hanno dicevano che fossi “scema” e nel tempo c’ho creduto davvero.
    Credo che occorrano più professori o professoresse che si fermino a respirare 20 corpi. Non solo 4, 5 o 10 che siano…

  13. Me lo ricordo… a volte lo sento di nuovo. Lo sentivo tutte le mattine, da lontano, dai corridoi, ancor prima di entrare in classe. E nei pomeriggi, quando l’aria si era fermata dentro e c’era la carta, il sudore, le urla da lontano. Me lo ricordo perfettamente. Ed hai ragione, era un bel posto… un po’ troppo affollato magari, ma un bel posto.

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