7 minuti di niente

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In realtà i minuti del film sarebbero almeno 90, e forse nemmeno di niente, perché un film pessimo è pieno di troppo, è pieno di luoghi comuni, di pessimi richiami ad altri film già visti, è pieno di una patetica ricerca della lacrima tanto esasperata da non poterci commuovere, ma da annoiarci o addirittura indispettirci. Potrebbe essere proposto come esempio alle scuole di cinema questo film con la didascalia:  “come non si fa il cinema”.
Non ero andato a vederlo questo film alla sua uscita perché puzzava da lontano di artificioso tentativo di mettere sulla scena la “questione sociale”, poi perché non vado a vedere i film di Michele Placido. Ora però questo film era inserito all’interno di un cineforum organizzato da un’organizzazione sindacale quindi ho pensato magari di sbagliare, di andare a vederlo almeno per farmi una idea. Ebbene i miei sospetti erano molto al di sotto della reale pochezza di questo film. La storia raccontata è quella di un’inverosimile vertenza di lavoro all’interno di una piccola fabbrica di tutte operaie donne. Perché tutte donne? Perché il regista le tenta tutte per trasmetterci un untuoso messaggio sociale patetico, buonista e che vorrebbe al tempo stesso fosse disincantato,  quindi l’universo femminile raccontato per sopraffazione, fatica e molestie ben si prestava ad allungare la zuppa da servire. Undici delegate sindacali inverosimili impegnati in uno psico-dramma che richiama altri film già visti ma che non hanno niente a che fare con una storia di cessione aziendale. Perché inverosimili? Perché tutta la condotta,  sia quella aziendale che quella dei lavoratori, è assolutamente irreale. La realtà dei fatti nelle fabbriche è anche più drammatica ma non è così banale e stupida. Nessuna decisione su un contratto può essere richiesta “ad personam” ad un gruppo di delegati. Anche il più inesperto delegato sindacale rifiuterebbe tale procedura e richiamerebbe una votazione generale di tutte le quattrocento lavoratrici per esprimere un parere su una questione contrattuale. Ma qui la massa lavoratrice viene rappresentata come una mandria ignorante ed inconsapevole impegnata a suonare la tarantella mentre le decisioni sono delegate altrove. Qualunque azienda, per quanto raffazzonata e rozza, saprebbe condurre relazioni sindacali un tantino più articolata e meno sempliciotta. Ma il film aveva bisogno che tutto fosse semplice per piangersi addosso. In realtà il suo intento era far piangere noi spettatori ma non ci riesce perché il troppo stroppia.  Mettere in una stanza undici “casi umani” di genere femminile è troppo per farci piangere. Ce ne è per tutti i gusti e tante cartoline preconfezionate: la ragazza cinica violenta e tatuata, la sindacalista con l’artrosi, la giovane puerpera che le si rompono le acque, la napoletana chiassosa, aggressiva  e disperata, la paralitica per incidente sul lavoro,  la molestata, l’albanese, la negra. Sì, la negra, non la nera perché viene rappresentata la giovane operaia di colore, diffidente e vittima di razzismo come da manuale. Il film sciorina questi pietosi e commiserabili figure di donne, per dirci che non c’è il sindacato, che la massa operaia è una accozzaglia, che solo lo scatto individuale potrà salvarci, che questo naturalmente è femmina e giovane. Perché ovviamente sul finale è di speranza c’avremmo scommesso fin dall’inizio. Tutti messaggi che passati con altri mezzi espressivi avrebbero avuto la loro valenza e le loro ragioni di essere ma così è solo fuffa. Così assistiamo a questa messa in scena scontata e fastidiosa guardando l’orologio ed aspettando la luce. L’apoteosi del patetico il film la raggiunge nello struggente inseguimento che la delegata paralitica fa sulla sua carrozzella lanciata alla rincorsa della negra in lacrime fra gli scaffali di un archivio. Ed ovviamente cade rovinosamente e la carrozzella che si rovescia ci rimanda a film già visti. Ma Michele Placido dovrebbe sapere che “La corazzata Potemkin” per il pubblico italiano non è più Eisenstein ma è Paolo Villaggio e ci richiama inevitabilmente al fatidico:  “è una cagata pazzesca”:

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22 risposte a 7 minuti di niente

  1. Pendolante ha detto:

    Non ho visto il film, ma mi pari una voce fuori dal coro. Ne avevo sentito parlare bene.

  2. lamelasbacata ha detto:

    Non posso dire nulla del film, ma ho visto la piece teatrale sempre con la Piccolo. Forse perchè il teatro ha una dimensione più vicina al pubblico e certe trovate plateali non funzionano, l’ho trovata recitata bene e gradevole, per nulla scontata.

  3. massimolegnani ha detto:

    che magnifica stroncatura, bravo
    ml

  4. lauralunaLauraluna ha detto:

    Visto il film che, a parte la valenza del tentativo di impegno civile e civico, e dell’aiuto delle interpretazioni eccellenti di alcune attrici, non mi ha convinto per diversi motivi, primo fra tutti un certo effetto volutamente troppo esaltante dei diritti degli operai delle fabbriche.
    Per carità, non contesto i loro diritti, ma il modo in cui viene posto il problema.
    In ogni caso ognuna delle interpreti pensa solo a se stessa e al proprio tornaconto: questa è la sola verità che, secondo me, scaturisce dal film e che , purtroppo, accade in tutti i contesti di questa nostra vita.

  5. Dario Angelo ha detto:

    Eh, purtroppo Placido è così. Bravo quando recita, anche se a volte un po’ piacione. Sopravvalutato, quasi sempre, quando dirige. Innamorato di se stesso, in fin dei conti, che se poi facesse dei film belli glielo si potrebbe pure perdonare. Così, invece, proprio no.

  6. germogliare ha detto:

    Visto e condivido pienamente. È un film da dare in pasto al “popolo”, quello di ” uomini e donne” e delle trasmissioni televisive da incantatore di serpenti. Ti dirò di più, a me non sono piaciute neanche le attrici, tutte troppo esagerate, esasperate, troppo! Bravissime a calarsi nei personaggi ma forse è la regia che ha chiesto loro l’esasperazione. Giustamente, Placido docet. E sul fatto che se ne sia parlato e bene…un buon ufficio stampa fa questo.

  7. 65luna ha detto:

    Mi piace il tuo modo di recensire! Ciao,65Luna

  8. Stefi ha detto:

    Complice un’influenza che non se ne voleva andare, l’ho guardato in televisione, con un approccio scettico, memore di questo tuo post.
    Condivido in parte le tue osservazioni, ma non stronco questo film come hai fatto tu, Rodix.
    Secondo me l’errore di fondo è che non doveva essere un film, ma rimanere un testo teatrale. I dialoghi, i tempi, il ritmo sono da teatro, non da film. Pure il messaggio principale, che a mio avviso non è la lotta di classe, né la crisi economica, bensì il complicato e realistico universo delle relazioni femminili, sarebbe emerso meglio su un palcoscenico.
    Un plauso all’interpretazione di alcune attrici, soprattutto a Fiorella Mannoia che dimostra di saper anche recitare.
    E poi a me Placido, più invecchia, più piace 😉

    • rodixidor ha detto:

      Bello avere un giudizio in contrasto con li mio, dal confronto nascono delle idee. Rimanendo sul mio giudizio di fondo del tutto personale che Placido mi piace sempre meno e che invecchiando non possiamo che peggiorare, ti ringrazio tanto di non esserti fatta influenzare dal mio giudizio nel guardare il film. Grazie ancora di esser passata di qui 🙂

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