La Sirenetta adora la pizza

Da Copenaghen a Mergellina, in fondo era l’uovo di Colombo ma a pensarci un’ottima idea da mettere in scena.
Così la famosa favola di Andersen viene ambientata a Napoli, città che la leggenda vuole fondata dalla Sirena Partenope.   Sì miei aficionados  lettori oggi parliamo, nintepocodimenoche di una “fiction” televisiva. Io sarei portato a definirla un telefilm, oppure uno sceneggiato televisivo come si diceva un po’ di tempo fa, ma ora mi dicono che questo tipo di film televisivi a puntate venga classificato come “fiction”. E fiction sia. Mi piace parlarne perché ammemmipiacemolto e voglio confrontarmi con voi perché mi preme capire se mi sono completamente rincoglionito oppure qualcuno di voi può appoggiare il mio giudizio.

Iniziamo col dire che come per tutto quello che vedo in televisione sono finito a vedere la prima puntata di questo film (scusatemi ma a me fiction non mi viene …) per caso, come capiterà anche a voi immagino,  in una serata piovosa con il dito sul telecomando pronto a cambiar canale. Invece, ho quasi subito riposto il telecomando nella fondina e mi sono tuffato in mare con le Sirene in TV. L’ho trovato divertente, leggero, dolce, e mi ha catturato perché tutto nella narrazione mi è sembrato quadrare perfettamente come nei meccanismi di un carillon.   A volte capita di vedere qualcosa di piacevole al cinema o in TV ma dove poi c’è qualcosa che stona, di solito qualcosa in eccesso come può capitare con il sale in una pasta e fagioli che sarebbe potuta essere ottima,  qui tutti gli ingredienti mi sono sembrati ben amalgamati. Quadrano le citazioni, quadrano le trovate comiche, quadrano gli intrecci narrativi, senza mai strabordare.  Stiamo parlando di una favola ovviamente, non so ancora come finirà perché non siamo ancora arrivati all’ultima puntata, di sicuro ci sarà un rassicurante quanto scontato  “… e vissero felici e contenti” ma penso anche “felici e divertiti”. Ovviamente della favola di Andersen rimane solo l’idea primordiale, del mito di Partenope solo la citazione in sottotraccia, così come di tante altre citazioni di cui il film è disseminato e da cui ci piace farci prendere all’amo in maniera più o meno consapevole come accade per il canto suadente di sirene, per l’appunto. Ed è già una citazione la posa con cui Yara, una delle Sirene protagoniste del film, usa sedersi meditabonda a guardare il mare  dagli scogli partenopei: è la stessa posa della famosa statua nel porto di Copenaghen. Poi c’è la Vespa di “Vacanze Romane”, poi ci sono i personaggi di Disney, c’è la musica napoletana classica, quella jazz e quella neo-melodica, c’è la cultura della soap-opera televisiva ben shakerata con un pizzico di sceneggiata napoletana, il romanticismo della commedia new-yorkese miscelata alla comicità di quella all’italiana. Insomma ne viene fuori un coloratissimo patchwork fatto di tanto materiale attinto dal nostro background visionario, tutta roba già vista ma  cucita assieme con garbo ed originalità per confezionarci una calda  coperta in cui accoccolarsi  in  freddi  giovedì sera davanti alla televisione.

GruppoSireneLa storia è semplice. Quattro sirene (madre e tre figlie)  approdano ad una spiaggetta a Napoli e nella prima scena assistiamo alla loro metamorfosi. Infatti come toccano la spiaggia la loro grossa coda di pesce si tramuta in due gambe di donna, così indistinguibili da donne e bambina normali iniziano la loro avventura a Napoli ed il loro primo problema è procurarsi  dei vestiti perché creature marine naturalmente sono completamente nude. Ed assistiamo quindi alla efficacia del loro potere magico-seduttivo, che gli è proprio in quanto sirene, che utilizzano nel procurarsi vestiti e quindi dimora.
Sono sulle tracce di un Tritone, che sarebbe il maschio della specie Sirene, fuggito dal Regno del Mare perché lì i maschi/tritoni sono là una specie completamente  assoggettata alle Sirene  che,  esseri esclusivamente femminili, dominano in maniera assoluta sui Tritoni. Questo avviene nel Regno dei Mari ovviamente…. Capirete che già questa è una trovata per raccontare  una commedia di amore e di relazioni fra i generi perché ovviamente tutte le quattro Sirene, ognuna a modo suo ed in relazione alla propria età, entreranno in relazioni affettive con gli Umani. Così si creano situazioni veramente divertenti. Tutti i personaggi sono molto simpatici, ad iniziare dal Tritone, ragazzo bellissimo e sempliciotto che come umano è diventato una celebrità nella squadra di pallanuoto della Canottieri Napoli ed una specie di sexy-symbol che deve barcamenarsi fra Yara, la Sirena sua promessa sposa che vuole riportarlo in mare e Francesca, sua fidanzata umana, molto moderna e molto napoletana che vuole condurlo a nozze nonché a letto. Il Tritone Ares divenuto Gegè sulla terra è interpretato da Michele Morrone.

Ed è simpaticissima la Sirena madre Marica, interpretato da una bravissima Maria Pia Calzone, che parla un napoletano molto colorito perché disseminato da tantissime parolacce. Marica infatti avrebbe imparato la lingua degli umani spiando i pescatori di Pozzuoli impegnati nel loro lavoro nel Golfo di Napoli.
C’è naturalmente Yara, la bella Sirena figlia di Marica, leggiadra quanto bizzosa e confusa per le emozioni che le provocano la nuova vita fuori dall’acqua e che ovviamente comportano nuovi intrecci amorosi con un umano al di là del suo Yares fuggito e ripescato. Un personaggio di donna molto ironico, moderno quanto romantico, molto ben interpretato da Valentina Bellè. E l’umano in questione è Sasà, ovvero Salvatore, trombettista in un complessino jazz con i suoi fratelli, professore di educazione fisica e maestro di vita sentimentale per i suoi allievi, locatore di un bed&breackfast in cui le Sirene alloggiano, nonché gigionesco sciupa-femmine che viene interpretato da  Luca Argentero.

Poi ci sono le altre due Sirene più piccole di età, la prima Irene una delicatissima sedicenne interpretata da Denise Tantucci, l’altra è Daria una bimba peperina interpretata da Rosi Franzese.  
Aver inserito nella storia quattro personaggi di donne/sirene che coprono tutte le fasce di età consente di raccontare oltre alla storia d’amore classico di Yara, anche la amicizia fra bambini attraverso la figura di Daria, il primo amore fra i banchi di scuola per il tramite di Irene, la solidarietà femminile attraverso Marica oltre a tante altre suggestioni e situazioni comiche e non che si intrecciano.
Tanti altri personaggi cosiddetti “minori” ma interpretati benissimo da attori che non starò a citare perchè mica scrivo per “Sorrisi e canzoni”, creano una bel racconto corale di rara godibilità. Poi c’è Napoli fra Molosiglio, Via Roma, Posillipo, L’Acquario alla Villa Comunale, Capodimonte, Marechiaro e pure Scampia, perfetto palcoscenico per una storia fantasy, vecchia cartolina e metropoli del XXI secolo. Ma che ve lo dico a fa’ ?

Larga la foglia stretta la via, mi sono pure stancato, sto’ post è troppo lungo.

Questa voce è stata pubblicata in cinema e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

21 risposte a La Sirenetta adora la pizza

  1. Pendolante ha detto:

    Avevo scritto un lungo commento, ma mi è sparito. Tenterò di riassumerlo. Ho pregiudizi negativi nei confronti delle fiction italiane, di solito melense, buonista, banali e mail recitate. Poche le eccezioni. Pare da quel che dici che ci sia un’evoluzione. Lo spero.

  2. lauralunalauraluna ha detto:

    Sinceramente non ho guardato nessuna puntata, anch’io come Pendolante, guardo difficilmente le fiction italiane, sono un po’ prevenuta sulla loro validità e poi , se hanno successo di pubblico, le ripropongono, con seguiti che durano anni .
    Comunque il tuo racconto è molto esauriente ed hai ragione sul fatto che un bel tuffo in fantasia e sentimento non puyò che fare bene. Non se ne può più di sparatorie. 🙂

  3. massimolegnani ha detto:

    Si’ deve essere piacevole, ma c’e’ poco da fare, per me i telefilm potranno essere di ottima qualita’ ma resteranno sempre un sottoprodotto tele-cinematografico da evitare. Un preconcetto formatosi nei tempi andati e non piu cancellabile dal mio DNA.
    Devi vedere la faccia di mia figlia ogni volta che mi scappa la parola telefilm, mi squadra, mi soppesa come se solo in quel momento scoprisse la mia reale veneranda eta’, e mi snocciola una sfilza di sinonimi piu moderni, serie, serial, fiction ecc. Ma io sono de coccio.
    ml

  4. newwhitebear ha detto:

    leggo con curiosità sia il post – lunghetto ma decisamente buono – sia i commenti e risposte – non lo faccio quasi mai.
    Il robo TV – telefilm, fiction, novella, sorrisi e canzoni, ecc. – non l’ho visto e dubito che lo vedrò, neppure se fosse rec play in RAI – per il semplice motivo che dopo due minuti dò evidenti segni di insofferenza.

  5. Pingback: Tre piani | paracqua

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.