Il tocco di Soldini

il-colore-nascosto-delle-cose-posterCi sono dei venerdì che per finirli occorre annegare in una storia non tua, placidamente farsi sommergere fino a toccarne il fondo. Il mio venerdì, nato alla buon’ora del mattino e pasciuto poi ad oki e malumori necessitava di essere finito  così in una sala buia provvista di un potente dolby-stereo.  Sono terapie che anche un libro può fornire, ma un libro funziona attraverso un percorso diverso ed un po’ più lungo, la storia da un libro prima ti passa  attraverso  la mente e poi se riesce ti arriva alla pancia, un film invece se riesce ti arriva diritto alla pancia ed è questa la differenza tra cinema e letteratura, il mezzo più moderno agisce in maniera più primordiale. Stasera occorreva il cinema.
Caspita che prologo lungo per dirvi semplicemente che sono andato al cinema! Probabilmente vi ho già perduti tutti e quattro miei affezionati lettori. Veniamo allora al film. Occorreva scegliere il film adatto allo scopo prefissato ed occorreva quindi che questo fosse di una semplicità elementare. La scelta è caduta su: “Il colore nascosto delle cose” di Silvio Soldini. Via senza leggere recensioni per non essere influenzato, solo un’occhiata alla locandina, agli attori e via al primo spettacolo disponibile.
La sinossi del film: Teo, pubblicitario quarantenne, superficiale, bugiardo e donnaiolo incontra Emma, pranoterapista, sensibile donna cieca. Detto questo, detto tutto. La storia è di una banalità sconvolgente, la sceneggiatura pure, non ho bisogno di aggiungere niente. Vi siete già immaginato tutto il film: storia, implicazioni e sviluppo drammaturgico? E’ proprio quello! Vi posso aggiungere qualche ulteriore elemento. Emma è interpretata da Valeria Golino, intensa, afona, con i suoi occhi da cerbiatto e con tutta la sua arte ineccepibile. Teo è invece interpretato da Adriano Giannini, brillante, giogionesco, simpatica canaglia con dolori nascosti. Avete chiaro il quadro? Il film ve lo potete vedere in testa senza andare al cinema: è quello!
Ma c’è un ma, fortunatamente c’è un ma, se no stavo alla cassa del cinema per farmi restituire i soldi. Il film sceglie di rappresentare una storia semplice ma nel farlo riesce in un’operazione veramente sorprendente: riesce a rappresentare il tatto, il senso del toccarsi. La protagonista non ha la vista quindi occorreva rappresentare il suo mondo compensando con altre vie sensoriali. Il più grande errore sarebbe stato utilizzare il linguaggio verbale per compensare questa deficienza, il film invece usa fin dalle prime scene il linguaggio del corpo. Non solo Teo ed Emma si incontrano toccandosi, sfiorandosi, incrociandosi, scontrandosi ma tutti i personaggi nel film lo fanno. L’uso della inquadratura stretta, la telecamera fissa con i personaggi che si muovono nella scena, tutti espedienti per restituire immediatamente allo spettatore risucchiato nella storia la sensazione del “toccarsi” che è il mezzo più naturale, verosimile ed intimo per raccontare la storia di chi non ha la vista. Così che Emma sia pranoterapeuta è lo stratagemma nella sceneggiatura affinché la conoscenza con Teo si sviluppi attraverso il tatto immediatamente dopo la voce. Ma lo stesso accade anche per gli altri personaggi ipovedenti e non che continuano ad abbracciarsi, calpestarsi, urtarsi in una rete di rotte fisiche  che si attraversano. Questo è il grande merito di questo film che riesce a rappresentare il mondo di chi non ha la vista. Il film  sceglie di rimanere scarno nei dialoghi sempre essenziali, vivaci e colorati,   non fa uso di colonna sonora narrante  che lo renderebbero patetico ma preferisce riempire scene di rumori quotidiani oppure silenzi. E’ una bella sensazione quella che restituisce la pellicola, che risulta intima e verosimile nella sua basilarità. Soldini riesce a non incupirsi più di tanto, ma mantiene la leggerezza di una semplice storia d’amore in una Roma allegra e ricca. Poi c’è la bravura degli interpreti, la Golino non perde mai un colpo e tranne qualche piccolissima caduta melodrammatica inevitabile per il personaggio che interpreta rimane sempre perfettamente sul filo con questa figura femminile fragile e forte al tempo stesso. Giannini, uno dei pochi figli d’arte che non rimane schiacciato sotto il peso del padre, ha oramai maturato una sua personalità d’attore originale che gli consente sia la piroetta arlecchinesca che l’intensità intimista con grande naturalezza. Bravi tutti, anche i gli attori nei ruoli minori: Arianna Scommegna interpreta una simpaticissima Patti che strappa tanti sorrisi.
Poi ci sono i dettagli, ma quelli sono personali, ognuno se ne sceglie almeno uno in un film, non andrebbero nemmeno citati in una recensione perché non sappiamo nemmeno spiegarceli. Così uno può innamorarsi di Emma che sceglie il te annusandone la bustina, un altro può intenerirsi perché da ragazza aveva un grosso labrador, ma questi sono solo dettagli.

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38 risposte a Il tocco di Soldini

  1. Pendolante ha detto:

    In un mondo di contatti virtuali, lontani, a volte (non sempre) superficiali, parlare del senso del tatto è un invito alla ri-scoperta del reale, del vicino, dell’intimo. Serve una storia semplice, un pretesto alla fine, per focalizzare sul “dettaglio”.

  2. massimolegnani ha detto:

    pensa che mi sono goduto il prologo più della recensione 🙂
    il talento, o meglio la sensibilità, di un regista sta proprio nel partire dal poco e dal semplice e poi metterci del suo. Soldini, a quel che dici, ha lavorato con-tatto.
    ml

  3. Alessandra Bianchi ha detto:

    Anch’io leggo dopo le recensioni, pure di libri e dischi. Ciò detto, desidero sottolineare due punti. Primo, di giorno in giorno diventi sempre più bravo, e non lo dico certo per piaggeria. Mi piace molto il tuo stile di scrittura e la capacità di sintetizzare. Secondo, nonostante alcuni aspetti positivi da te rimarcati, NON vedrò questo film.
    Buona domenica 🙂

    • rodixidor ha detto:

      Dopo tanti complimenti immeritati di cui ti ringrazio ancora però adesso dovresti almeno prolungarti un attimo sul tuo NON così categorico. Cosa ti induce ad essere così categorica ? Davvero mi incuriosisce capirne il motivo per il quale rifiuti questo film?

      • Alessandra Bianchi ha detto:

        In linea di massima – a parte alcune eccezioni – non vado matta per i film italiani (preferisco quelli inglesi). E poi il genere specifico di questo, e l’atmosfera. Ma direi che è una “colpa” tua, o forse un pregio, sì, sì, un pregio 🙂

        • rodixidor ha detto:

          Forse ho male reso il film che ha il pregio, nonostante le premesse nei personaggi, di creare una commedia divertente e non il solito piagnisteo. Biondina fai finta di non aver letto nemmeno la mia recensione e va al cinema 🙂

  4. TADS ha detto:

    non mi pare un’idea epocale, a prescindere dalla tua brillantissima e invogliante recensione, chapeau, non andrò a vedere il film. Non amo l’ipocrisia che tenta di capitalizzare disabilità di qualsivoglia fatta, magari intingendo il tutto nella salsa di una forzata e poco realistica normalizzazione. Tra l’altro considero la Golino brava ma sopravvalutata, Giannini junior è una figura senza lode e senza infamia, come tantissimi suoi colleghi.

    • rodixidor ha detto:

      Non mi metterò a difendere il film né tanto meno la mia recensione. Un film può piacere o non piacere ed i motivi per cui non piace hanno sempre la stessa valenza di quelli per cui piace. Il tuo punto di vista è condivisibile e lo farei se se nel tuo discorso ci fosse stato
      una premessa che purtroppo non trovo. Sarebbe bastato che tu avessi iniziato la tua disamina con una semplice frase: “Ho visto il film e …” Se così fosse stato io adesso terminerei il mio commento con: “capisco il tuo punto di vista”. Così non posso farlo.
      Ti ringrazio ovviamente di aver lasciato il tuo contributo perché è nella diversità delle opinioni che nascono le buone idee. 🙂

      • TADS ha detto:

        famo a capisse, ho letto la tua recensione, molto esaustiva e ben scritta, credo sufficiente per farsi un’idea sull’idea (questa passamela), non sul film. Infatti ho scritto che non mi pare una idea epocale, non che sia un brutto film. Sai, a volte si fa presto a dar vita a malintesi non voluti. Ovvio che trattasi di mia opinione, in quanto tale opinabilissima.

  5. Antippa ha detto:

    Sopravvissuta al prologo e ti dirò di più: guarderò il film!!!

  6. Pendolante ha detto:

    Ieri sera sono andata a vedere il film e ti avevo lasciato un lungo commento che stamattina non trovo. Se non mi hai censurata lo dovrò ricostruire 😉

    • Pendolante ha detto:

      Trovato. Non era partito. “Rientro ora dal cinema. Il film mi ha lasciato una bella sensazione. Dunque, la trama non è originale, le ambientazioni banali, quotidiane (e direi volutamente), nemmeno si riconosce Roma, la colonna sonora inesistente e le interpretazioni non da Oscar, fatta eccezione per Giannini e per un’esilarante Patty. La Golino non l’ho mai amata molto, ma negli anni devo dire che è diventata più brava, solo qui mi sembra monocorde. Una faccia, un tono. Avrebbe potuto osare di più. Ma questo film riesce a distrarti dalla vista. Ti confonde con le sue inquadrature, ti disorienta, ti costringe ad abbandonare progressivamente i sensi principali, i più usati, udito e vista e a cercare un altro piano di comprensione. Forse lì, nel film, è il tatto, ma da spettatore non può esserlo. Da spettatore questo trambusto sensoriale si può trasformare o in avversione e fastidio o in empatia. Per chi? A dire il vero per tutti i personaggi. Non c’è n’è uno che non abbia le sue ragioni e la sua ragione. Persino la famigliola di topi sfrattata. L’happy and era ovvio, ma ci stava a pennello.”

    • rodixidor ha detto:

      perchè avrei dovuto ? Anzi mi fa piacere sapere che ci sei andata 🙂

  7. Julian Vlad ha detto:

    Il commento iniziale di Pendolante esprime alla perfezione quel che avrei voluto dire. Il tatto è forse il senso più sottovalutato ai giorni nostri, riscoprirlo potrebbe essere un modo, semplice e immediato, per riappropriarsi di una parte di sé.

  8. alessialia ha detto:

    Ma è bellissimo…..
    Riuscire a “sentire” qualcuno in questo modo…
    Una storia semplice che pero regala emozioni e piccoli dettagli da sperare…

  9. Lady Nadia ha detto:

    Possibile che dopo le tue rece mi vien sempre voglia di vederli? Eh, no. Ciaoooo. Però… preferisco i racconti. Ah ah.

  10. alessialia ha detto:

    passata a vedere se avevi scritto… entro così poco che quando entro voglio salutare tutti! 😀

  11. lauralunalauraluna ha detto:

    Ho visto il film sia perché , Soldini mi rilassa sempre sia perché trovo nei suoi film un realismo magico . Mi è piaciuto molto e trovo che hai percepito in modo egregio il ” senso” del film.
    MIi ha convinto l’interpretazione della Golino , anzi, direi che mi ha sorpreso. Giannini mi piace sempre ma non raggiungerà mai il timbro di voce di Giancarlo.
    Comunque mi hai fatto venire voglia di rivedere “Pane e tulipani” anche se ormai lo conosco a memoria.

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