Se la bellezza è collaterale, la noia è ovunque

Ora perché il secondo mercoledì del mese paghi il biglietto 2 euro ti senti quasi obbligato ad andare al cinema, specie se la serata è fredda e piovosa ed alla tele c’è Sanremo. Così sei disposto anche ad affrontare una lunga fila alla cassa per acquistare l’ultimo pcollbeautyosto disponibile in una sala gremita all’ultimo spettacolo. Ma che il film sia bello, è pretendere troppo ? Sì, forse è pretendere troppo, ieri ho assistito alla scena di un gruppo di ragazzini che terminata la fila alla cassa chiedevano: “Otto biglietti per una sala disponibile”. Forse giusto il loro atteggiamento, io invece il film lo avevo scelto, vero che avevo fatto la mia scelta applicando la regola del “meno peggio”, dimenticando che dopo le ultime elezioni politiche mi ero solennemente promesso di non adottare mai più nella vita tale regola. Però la mia scelta si basava anche su una speranza alimentata dalla presenza nel cast di alcuni attori che mi piacciono. Fiducia mal riposta, ieri sera ho litigato con Kate Winslet e con Keira Knightley, mie beniamine. La prima sembrava recitare con un’unica corda ed anche la sua peggiore: quella del melodramma; e vai con primi piani tristi e corrucciati di Claire,  un personaggio di donna total black, tutta buoni principi, tristezze e rimpianti, con poche altre prospettive.  Knigthley invece impersonava Aimee: giovane attrice teatrale, tutta passione e sospiri. Una interpretazione sempre sul punto di partire, come un motorino che al mattino ha problemi di accensione, la segui ed immagini che prima o poi partirà, forse prima o poi ci sarà la svolta, il colpo d’ala che darà concretezza a questo personaggio che rimane abbozzato in dialoghi interrotti ed in inquadrature di sguardi intensi senza mai riuscire ad emergere dalle retrovie e salire in scena in maniera più autorevole come l’interprete sarebbe capace di fare. Ma non avviene, eppure Aimee interpreta la figura dell’Amore, quindi personaggio  dotato di grandi potenzialità, ma niente, il miracolo non avviene e  rimane una figurina stereotipata senza nessuna originalità . Will Smith,  altro discorso.  Non è che ponessi molte speranze su di lui, già l’avevo conosciuto per sue interpretazioni lente ma così lente che una volta mi è venuto il sospetto che la balbuzia del regista fosse  contagiosa (questa è cattiva, scusatemi). Però ad onor del vero, riconosco che la sua interpretazione solo “fisica” è qui impeccabile, alto, muto e vigoroso che pedala con rabbia nel traffico della Grande Mela, attraversa il ponte di Brooklyn in una sera gelata, col gelo negli occhi e nello spirito, sa trasmetterci l’angoscia del suo personaggio Howard. Ma poi esagera, e quando vuoi strafare nel melodramma diventi patetico,  e ad un melodramma si concede che diventi ironico,  poco verosimile, grottesco ma che diventi patetico non glielo puoi concedere. Vabbè, vi sto parlando del film in maniera caotica, facciamo un po’ di ordine. Cominciamo dalla trama, ci vuole poco. Howard, fondatore di una agenzia pubblicitaria, è uomo di grande carisma e vitalità, pregi che gli vengono a mancare a seguito della morte della figlia di sei anni. La sua depressione provoca anche la crisi della sua società, così i suoi tre colleghi ed amici: Claire, With e Simon,  per scongiurare il peggio adottano una terapia stravagante. Poiché nel suo delirio Howard si è rivolto alle tre entità che governano il mondo: Amore, Tempo e Morte, i suoi tre amici assoldano tre attori teatrali: Aimee, Raffi e Brigitte che interpreteranno le tre entità e convincendolo di essere solo a lui visibili, interagiranno con Horward per smuoverlo e farlo uscire dalla depressione. Ed ovviamente, poichè l’avete capito, questa è una commedia newyorkese, l’epilogo è scontato: vissero felici e contenti. Ora converrete che il soggetto non spicca per originalità però dispone anche di tanti temi sviluppabili, così con una buona sceneggiatura e utilizzando buoni interpreti sarebbe stato possibile tirarne fuori una storia accattivante. Invece no, forse ingolfata da troppi ingredienti la pasta non amalgama e rimane una grumosa poltiglia di sapori già assaporati altrove senza diventare un dolce con un suo sapore originale. Così il dramma del genitore, la malinconia di New York, le cantine da teatro emergente, i grandi interrogativi esistenziali e bla bla bla, rimangono tutti accenni, tutti richiami ad altri film dove ci hanno saputo emozionare mentre qui ci fanno solo sbadigliare. Come si suol dire, una occasione perduta,  eppure sarebbe bastato poco,  un minimo di intreccio un poco più emozionante nella storia,  oppure relazioni tra i personaggi meglio sviluppate e ci avrebbe saputo dare una qualche emozione, invece zuppa insipida. Però in questo amalgama monotono emerge qualcosa di prezioso,  ed è Brigitte,  la frizzante vecchia attrice, minuta e dall’occhio allegro, piena di energia e sfaccettature che impersona nientemeno che la Morte, ed è bello anche il contrasto che sa rappresentare. Helen Mirren è la brava attrice che nel film ha saputo dare vita , a mio modesto parere, al personaggio più vitale, più fantasioso, più profondo, insomma all’unico che sa suscitare l’empatia dello spettatore, che ti sa divertire, che ti lascia un dubbio. Brava Helen !

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38 risposte a Se la bellezza è collaterale, la noia è ovunque

  1. 321Clic ha detto:

    Già non mi ispirava. Dunque non lo vedrò.
    (Meno peggio tra quali altri?)

  2. sherazade ha detto:

    Ottimo. Nn so se potrò commentare e dunque x
    Ora dirò che nn ho visto il film a causa di will smith .
    Sherabuonanotte

  3. AntonellaSessolo ha detto:

    io vado a vedere 50 sfumature, così i faccio 4 sane risate

  4. massimolegnani ha detto:

    mi/ti chiedo quando due attrici di talento hanno entrambe un’interpretazione scialba è più colpa loro o del regista o dello sceneggiatore?
    ml

    • rodixidor ha detto:

      La mia idea è che la prima responsabilità venga da una scialba sceneggiatura, poi viene quella del regista che può ancora recuperare le debolezze della sceneggiatura con qualche scelta felice nel montaggio. Infine arrivano quelli che ci mettono la “faccia”, che quando, come in questo caso, non sono degli esordienti, ancora qualcosina la possono raddrizzare. 🙂

      • massimolegnani ha detto:

        a prescindere dal caso specifico (apprezzo le due attrici, ma non ho visto il film in questione) penso che la tua scaletta di responsabilità sia giusta e applicabile ad ogni situazione in cui più di un interprete risulti inferiore alla sua fama.
        🙂
        ml

      • rodixidor ha detto:

        Il giudizio su di un film rimane sempre personale, sarò contento se qualcuno smentirà il mio giudizio negativo. 🙂

  5. Pendolante ha detto:

    E io che volevo andare a vederlo. Un po’ gli attori, un po’ il manifesto che allude a un bel film corale, incentrato sulle persone…

  6. newwhitebear ha detto:

    letto per scrupolo e curiosità. Per il resto al cinema non ci vado da anni. Mi annoia.

  7. alessialia ha detto:

    ammappa…..! e grazie! allora non si andrà a vedere sto film… già non è che io proprio impazzisca per will smith…

  8. Alessandra Bianchi ha detto:

    Sferzante ironia per una recensione da dieci e lode 🙂

  9. Lady Nadia ha detto:

    Io avrei scelto le sfumature. Così, per curiosità. Purtroppo dovrò aspettare a vederli entrambi. Con mio figlio di 11 anni mi concedo al cinema tutt’al più miss Peregrine. ( Visto ma consiglio il GGG).
    Appena riuscirò li guarderò a casa.
    Ciao e grazie per le tue belle critiche di cui, a volte, faccio tesoro.
    P.S. Kate W. ti piace proprio eh!😉

    • rodixidor ha detto:

      I figli piccoli consentono invece di vedere film che da soli non andremmo a vedere. Io a suo tempo grazie ai miei ho visto prima bei cartoni Disney, poi ho conosciuto Jack Sparrow, Spider man etc … I figli al cinema sono una chance in più, quando sarà cresciuto te ne renderai conto. Grazie di esser passata di qui. 🙂

  10. Porzia ha detto:

    ciaoooooo 🙂

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