Ubriaco di te

E’ bello che tu abbia delle tette così piene stasera e che quei chiodi rosa che chiami capezzoli stasera puntano dritto verso di me. Sublime che dovunque protenda le mie mani al buio stasera trovo i tuoi fianchi nudi a sorreggermi, dovunque cada io precipiti nell’abisso della tua figa, eterna magia ad accogliermi, crepaccio in cui morire. C’è della poesia in tutto questo, lo so, adesso non trovo le parole giuste a dirlo perché non sono abbastanza ubriaco ma domani al risveglio me ne troverò ancora un po’ appiccicata sulla pelle.

 

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30 risposte a Ubriaco di te

  1. menteminima ha detto:

    Mmmmmm non sono convinta

  2. sherazade ha detto:


    Sheranomorethanasong

  3. newwhitebear ha detto:

    sarà vero quello che dici ma forse hai esagerato un po’ 😀

  4. Lady Nadia ha detto:

    Urca! Allora è questo che intendevi con l’essere diretti… da una voce maschile direi che funziona, da una femminile meno. Pezzo (come dire.. ) INTENSO???😊

  5. massimolegnani ha detto:

    Il crepaccio in cui morire e’ un’immagine perfetta, mi piace molto.
    ml

  6. alessialia ha detto:

    Sai che pero è bello…
    Mica che non esistono queste cose…
    E trovarne ancora domani passato il vino è… bello!

  7. Lady Nadia ha detto:

    Dai… un raccontino?

  8. lapoetessarossa ha detto:

    Questo post non racconta una sveltina anche se dura poco. E lei lo sa. Ha letto infatti tutto quello che non hai scritto dentro le righe, sopra le righe, e a margine. Ha letto i sottintesi e le note scritte in piccolo, a fondo pagina, quelle che nessuno legge mai, ma lei sì. Ha messo anche un segnalibro. Ma non per segnare l’ultima pagina letta. L’ha messo proprio tra quella che le è piaciuta di più e la precedente. E a pensarci bene è quasi indecisa tra le due.

  9. lapoetessarossa ha detto:

    E’ un commento svestito.

  10. lapoetessarossa ha detto:

    E tu?
    C’era poesia appiccicata sulla tua pelle, era negli ossimori del settimo verso – i sospiri urlati – e nell’ottavo -le soffocate grida- che poi erano anche un chiasmo. Era nel decimo verso con l’iperbole, quando la baciavi mille volte e lei si scioglieva nella preterizione dell’undicesimo ché mai ti avrebbe implorato di continuare. E tu quella mattina ti sentivi un po’ Neruda perché non solo l’avevi dipinta come la primavera fa coi ciliegi ma avevi reso lei stessa ciliegia, e l’avevi piegata alla legge della ciliegia, che dice una tira l’altra. E ti sentivi anche un po’ Hikmet perché non avevi ancora scritto niente di più bello di lei.

  11. lapoetessarossa ha detto:

    …quella che hai scritto…(che io immagino tu abbia scritto) 🙂

  12. lapoetessarossa ha detto:

    Non volevo creare imbarazzo…
    Però
    Wow. Questo libro sembra fatto apposta.

      • lapoetessarossa ha detto:

        Ti svelo una cosa. E’ una vita che non scrivo. Ma è successo e questo risveglio e mi piace. E’ successo per caso, leggendo un altro blog. Mi piace leggere gli altri. Mi piace quando mi dicono qualcosa. Mi piace indagare dentro di me le ragioni di quel piacere. E così mi trovo a scriverne. E’ il mio modo di ringraziare perché mi ha permesso di scrivere. Qui ci sono tantissime cose belle. Davvero. E un mi piace e basta che senso ha?

      • rodixidor ha detto:

        I complimenti mi imbarazzano, ringrazio. Mi fa piacere comunque sapere di essere stato inconsapevole pungolo per te. Ho letto alcuni tuoi post, anche recenti, mi pare che scrivi, non con grande frequenza, ma scrivi. Spero continuerai a farlo. 🙂

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