Indivisibili

sibilla

La costa domiziana non è più un luogo geografico, è un set cinematografico. E’ stata talmente utilizzata in tal senso che adesso al suo apparire in un film sappiamo subito riconoscerla come lo scenario consono a narrazioni di storie che hanno a che fare con la camorra, la munnezza, il degrado sociale ed urbanistico, lo sfruttamento dell’immigrazione e su tutti i temi a questi collegati, così come quando da ragazzini vedendo apparire sul grande schermo una desolata distesa con qualche cactus e cime rocciose sullo sfondo sapevamo che di lì a poco sarebbero apparsi pistoleri a cavallo perché stavamo vedendo un film western. Pensavo questo guardando le prime scene del film. E’ indubbio che la foce del Volturno, la costa di Castelvolturno con il suo mare lungo che si infrange su un litorale che sembra senza fine intervallato solo da casolari fatiscenti, i suoi orizzonti nuvolosi con squarci di azzurro intenso su un mare nero, possiedono  una tale poetica cruda dei luoghi che per il Cinema deve essere risultato inevitabile traslare un po’ più a sud, sulla stessa costa quella che fu inventata da Pasolini regista. E’ stato semplice, solo qualche grado di latitudine più giù, poi sostituire il romanesco degli Ultimi con il napoletano degli ancora Ultimi ma del nuovo secolo che ora necessita addirittura di sottotitoli, e si rievoca quella poetica dei luoghi di poche speranze. Queste erano le mie considerazioni da critico da strapazzo mentre seguivo le prime scene del nuovo film di  De Angelis : Indivisibili, ma fortunatamente queste venivano ben presto sopraffatte dalla storia di Dasy e Viola che prende vita in questo scenario  e venivo risucchiato nel film. Viola e Dasy sono un’anomalia, non solo perché sono due sorelle siamesi incollate tra loro dalla nascita in maniera che si rivelerà non indissolubile, ma sopratutto perché sono due diciottenni incontaminate dallo squallore di quella specie di orrido bestiario familiare e sociale in cui vivono. Sono vive e piene di sogni come devono tutte le ragazze della loro età, interpretate con grande freschezza e vivacità da due attrici esordienti: Marianna ed Angela Fontana, due gemelle non solo belle ma anche molto brave sulle cui spalle poggia in massima parte la riuscita del film. Le due sorelle siamesi sono incollate su un lato di una coscia e vivono in simbiosi, seppure identiche nell’aspetto sono diverse per indole: Viola è accondiscendente, religiosa, gran mangiona; Dasy ribelle, insofferente, sogna di andare a Los Angeles, le piacciono le canzoni di Janis Joplin più del neomelodico cui sembrano condannate. Sì, perché le due sorelle sono cantanti, si esibiscono ai matrimoni, alle feste per le prime comunioni ed in alti eventi religiosi cantando un repertorio di canzoni composte da loro padre Peppe e per un pubblico obiettivamente trash. Ma è la loro  singolarità fisica più che le loro doti canore a fare la fortuna della loro famiglia che se si propone come un gruppo musicale  in realtà è uno squallido gruppo di adulti che sfruttano le due giovani come un fenomeno da baraccone. La consapevolezza di ciò assieme alla rivelazione che potrebbero cambiare il loro stato fisico fa scattare la ribellione delle ragazze e quindi la rottura dello stato delle cose in maniera dirompente, questa in sintesi la storia.che non voglio raccontarvi. Il padre Peppe è un turpe e sgangherato capofamiglia interpretato da Massimiliano Rossi attore già legato a ruoli simili (Zecchinetta nella serie Gomorra); la madre Titti, una donna annebbiata da alcol e fumo è interpretata da Antonia Truppo (la truce Nunzia in Lo chiamavano Jeeg robot ), completano il gruppo familiare i due zii, personaggi minori ma funzionali alla drammaticità ma anche alla comicità dell’opera. C’è poi un prete satanico: Don Salvatore interpretato da Gianfranco Gallo, un prete che usa la religione per soggiogare un’intera comunità ai suoi interessi,  che fa  pensare a figure di preti corrotti dalla drammaturgia di Annibale Ruccello . E’ una bella storia, avvincente, ben girata e ben interpretata, dove quando si ride poi ci si vergogna di trovarsi a ridere di situazioni grottesche o di diverbi serrati fra personaggi assolutamente sopra le righe perché poi ci si rende conto di ridere di un dramma come spesso accade a sud del Garigliano. Da non dimenticare un altro punto di forza del film, quella voce narrante costituita dalla colonna sonora di Enzo Avitabile: prepotente, acida e travolgente sui cui ritmi ci troviamo col cuore in gola a fare il tifo per Dasy e Viola nella loro battaglia,  sempre abbracciate dall’inizio alla fine.

fuga

 

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12 risposte a Indivisibili

  1. Dora Buonfino ha detto:

    Che storia particolare…

  2. newwhitebear ha detto:

    un film molto particolare.

  3. sherazade ha detto:

    Una bellissima recensione che è la spinta finale a vedere questo film…Ah gli amici!

    sherarisentircitisapròdirementreaRomapiove

  4. Alessandra Bianchi ha detto:

    Da vedere! Secondo me, tu potresti curare una rubrica di recensioni per “Repubblica” o per “Il Corriere”.

  5. Lady Nadia ha detto:

    Faccio un po’ fatica con i film italiani, un po’ tanta direi…
    Tu sei capace di incuriosire, questo è certo.
    Comunque è interessante lo stesso conoscerne la trama e il contesto.
    Ciao!

  6. il barman del club ha detto:

    gran bel film, a mio avviso, meritava di rappresentare l’Italia agli Oscar. Ma al di là di queste sottigliezze mi è piaciuto moltissimo…

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