Ho visto Blanka volare

vlasic2Non c’è nessun motivo per cui il tuo corpo debba levitare, salire su in verticale, superare la sua stessa altezza e come se fosse la cosa più naturale del mondo scavalcare quella asticella,  ma bisogna crederci, crederci con ogni fibra del corpo per poterlo fare. Parte tutto dalla testa, il salto in alto è uno sport di concentrazione, tutti i movimenti che occorre eseguire devono essere concatenati l’uno con l’altro con millimetrica precisione e sincronizzazione, come i delicati meccanismi in un orologio di precisione. Tutto si esaurisce in una manciata di minuti: una rincorsa fatta di poco più di una decina di passi ponderati prima dello slancio, una danza. Nella rincorsa l’affondo di ogni passo serve per  caricare i tuoi muscoli come una molla, poi nello slancio finale  tutta quell’energia propulsiva verrà liberata in maniera esplosiva come se avessi premuto sul grilletto di una pistola di cui tu sei il proiettile. Hai imparato a memoria tutta la sequenza, non devi ripetere a mente le singole azioni perché le hai imparate col corpo, ora devi solo eseguire quel pezzo  di danza che ha ripetuto mille volte negli allenamenti. Occorre la giusta angolazione fra caviglia e ginocchio, fra ginocchio ed anca, tra anca e spalla, spalla e braccio:  il salto è trigonometria. La spinta giusta dall’ultimo passo sulla terra e hai preso l’ascensore, le tue fibre muscolari ora sono le saette del carro di Helios e stai volando. Hai preso l’ascensore e mentre sali ti domandi se hai pigiato il bottone giusto, la schiena si avvolge nell’aria per disegnare un arco al di sopra dell’asticella che sfiori, ritorni a pesare, ricadi, gli occhi sull’asticella che vibra al tuo passaggio, la implori, le ordini di non cadere. A guardarti saltare con tale armonia, sembrerebbe una prova senza fatica, ma allora perché dopo un salto senti dolore in ogni parte del corpo come avessi affrontato un round di boxe? Forse il giusto castigo per voler sfidare le leggi di natura.
La conosce bene Blanka la fatica che bisogna metterci ed il dolore che bisogna affrontare per vincere. Prima gara olimpica a 16 anni, eri a Sidney nel 2000, allenata da papà avevi già vinto tutto quello che c’era da vincere nella categoria junior ma ancora troppo presto  per portare a casa una medaglia dalle Olimpiadi, diventasti la mascotte delle avversarie, più incantate dal tuo sorriso simpatico da scoiattolo, dai i tuoi occhioni color smeraldo che intimorite dalle tue gambe lunghe già potenti. Nei 15 anni che son seguiti non hai mai mollato, hai vinto tanto ma hai imparato anche ad affrontare le sconfitte: due campionati del mondo, un europeo, dopo 34 vittorie consecutive alle Olimpiadi di Pechino 2008 eri la favorita  ma fu solo argento con la misura di 2.05.  Sei sempre stata nella mischia ma spesso per un soffio, per un’avversa coincidenza non prima, il tuo record è di 2.08, la seconda migliore misura in assoluto, un centimetro sotto il record che è di 2.09. Dovesti rinunciare alle Olimpiadi di Londra per un malanno, poi un infortunio grave ti ha costretta lontana dalle competizioni per qualche anno, dopo la la  ricostruzione del tendine di Achille sei tornata a gareggiare nel 2014 con tutta la tua esuberanza e a vincere naturalmente.
Ogni saltatore ha la sua tecnica di concentrazione prima del salto, alcuni hanno bisogno del silenzio assoluto, rimanere da soli estraniati da tutto, Blanka ha bisogno della folla. L’ho vista saltare recentemente: 28 agosto, finale ai Mondiali di Atletica a Pechino.  Blanka  si avvicina alla sua postazione con il suo passo lungo, è sorridente, mette allegria solo a guardarla, poi si ferma di fronte all’asticella all’inizio della sua rincorsa, la fissa ed il suo sguardo si fa fiammeggiante, spegne il sorriso e tira fuori le unghie. Blanka ha i capelli raccolti in una treccia attorno al capo, la sua figura è già slancio, ha lo sguardo scuro di talune donne dagli occhi chiari e per descriverla viene facile citare Tolstoj ma io ora vorrei saper citare Omero perché lei è una creatura del Mediterraneo: croata nata a Spalato, il nome per ricordare Casablanca, la sua rincorsa echeggia il flamenco, negli occhi quei riflessi (questa è facile) del mare quando si fa magia.
-Penso che fra le imprese umane quella sportiva sia l’unica ad avere il pieno diritto di esser definita epica, perché viene compiuta da giovani semidei che si affrontano per vincere e non per farsi del male, tutto solo per gioco. Quindi consentitemi un po’ di retorica spicciola, siate benevoli verso i miei toni altisonanti, ritengo sia perfino dovuto divinizzare questi ragazzi discesi dall’Olimpo.-
Detto ciò, torniamo a Blanka, è all’inizio della sua rincorsa che guarda minacciosa l’asticella, alza le mani al cielo e come una rock star inizia  a  ritmare il tempo con le mani ed incita il pubblico  a farlo assieme a lei come se bisognasse saltare tutti  insieme. Solo quando il ritmo della folla le sembra adeguato ritorna seria e parte: un passo, due, tre …  inizia la sua progressione e siamo tutti con lei quando spicca il volo, col fiato sospeso quando supera l’asticella, e siamo con lei a ballare dopo la vittoria, siamo nelle sue lacrime liberatorie. Ancora un argento con 2.01 ma va bene così. Salta Blanka, salta, vogliamo vederti ancora spiegare le ali con la tua grazia rabbiosa.

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21 risposte a Ho visto Blanka volare

  1. scusa, non voglio togliere la poesia (molto bello il post), ma mentre leggevo non riuscivo a non pensare al salto da ubriaco di ukhov (per altro, campione olimpico a londra…) 😉

  2. Valentina ha detto:

    Una grandissima atleta la Vlasic, come lei nessuna. Nonostante non segua moltissimo l’atletica, lei mi ha sempre affascinata moltissimo!

  3. Stefi ha detto:

    Splendida Blanka, elegante e leggiadra. Spero legga il tuo post.

  4. newwhitebear ha detto:

    Vedere un saltatore in alto è uno spettacolo nello spettacolo e tu l’ha descritto benissimo.
    La croata è una grandissima atleta. Durare 15 anni sulla cresta dell’onda non è facile.

  5. menteminima ha detto:

    Bravo! Tu scrivi proprio bene questo genere di cose (e non solo).
    Un preparatore atletico che ho avuto in passato (giurassico) avrebbe voluto che passassi dal basket al salto in alto. Non lo feci perché sapevo che serviva la testa.

  6. Alessandra Bianchi ha detto:

    Perfetto! Meriterebbe una pubblicazione.

  7. stileminimo ha detto:

    …son queste persone che fanno sperare in una prossima evoluzione… intendo dire che magari, prima o poi, ci mettiamo tutti a levitare per davvero, chissà…. Nel frattempo godiamoci i voli di Blanka.

  8. Porzia ha detto:

    🙂

  9. Julian Vlad ha detto:

    Mi hai fatto venir voglia di seguire il prossimo meeting di atletica. E guarda che ce ne vuole! Non per disinteresse, ma per pigrizia mentale.
    Comunque, capisco benissimo il senso di ciò del quale Blanka ha bisogno, dell’incitamento del pubblico. Dedicato a tutti coloro che pontificano convinti che il fattore campo non conti nulla, e che a un vero professionista gli rimbalzi.

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