Ex machina

ExMachina_Payoff_hires2-2-header-720x366E’ un gioco di specchi il film di debutto di Alex Garland come regista. La storia è quella di Ava: fascinosa umanoide,  il cui nome richiama certamente  quello della prima donna del Creato, con tutto ciò che comporta:  mela e fuga dall’Eden compreso, ma il cui nome è stato scelto perché imperturbabile in uno specchio.  Nathian, interpretato da Oscar Isaac,  è il creatore di Ava,  un inventore geniale, paranoide novello dott. Frankenstein che in un futuro imprecisato dopo aver realizzato un potentissimo motore di ricerca per Internet, che utilizzato universalmente fa la sua fortuna, si ritira a vivere in una specie di casa bunker all’interno di una vastissima tenuta in una natura incontaminata ed inaccessibile. Qui, mentre la sua azienda gli fornisce mezzi e dati prosegue gli studi e la sperimentazione sull’ Intelligenza Artificiale giungendo quindi alla realizzazione di quel prototipo che è Ava. Ma Ava deve essere testata e per testarla occorre la persona adatta. E viene scelto Caleb (Domnhnall Gleeson ), giovane e brillante programmatore alle dipendenze della mega-società di Nathian. Così il ragazzo entusiasta viene trasportato nella dimora inaccessibile di Nathian dove conosce l’eccentrico lui e dove  conoscerà Ava con cui dovrà interagire per una settimana per effettuare il test di Turing. Come testatore? Chissà? La fortezza di Nathian è il castello di Frankenstein, corredato sì di tutte le attrezzature tecnologiche all’avanguardia per il controllo e la comunicazione veloce dei dati ma è quello, cupo e gotico. L’ambientazione interna è castrofobica, senza finestre ma con tanti specchi e con pareti fatte di cristalli traslucidi, come nella  “casa degli specchi”  al Luna Park, dove si perdono orientamento e prospettive, anche la colonna sonora martellante ed ossessiva aggiunge disorientamento alle scene interne.  Ava e Caleb interagiscono attraverso una lastra trasparente, cavie prigioniere continuamente sotto l’occhio vigile di telecamere a circuito chiuso, ovvero sotto l’occhio di Nathian che li osserva costantemente. Quelli a cui piace smontare il giocattolo diranno che le superfici traslucide servono a realizzare efficacemente quelle tecniche cinematografiche che riescono a render vivo un robot che di umano ha solo il volto della bella Alicia Vikander interprete di Ava. Questo è pur vero ma lo specchio è anche elemento funzionale al discorso che Garland mette in scena sulla Intelligenza Artificiale. Nathian/Garland non vuole eseguire il Test di Turing nella sua formulazione standard, vuole superarlo. Il test di Turing richiede infatti che un essere umano esegua il test ad una macchina ma senza sapere a priori che è una macchina perché quello è l’obiettivo del test. Se l’uomo, solo attraverso la comunicazione, non riesce a determinare se sta interagendo con un uomo o con una macchina,  il test viene ritenuto superato dalla macchina. Qui Nathian fa una cosa diversa: l’uomo sa fin dall’inizio che sta interagendo con una macchina, ma deve comunque risolvere se quella è un’intelligenza. Obiettivo ben più ambizioso di quello di Turing e con tante implicazioni filosofiche, perché si sta indagando non sulla macchina ma sul concetto esistenziale del pensare (cogito ergo sum). In questo contesto ben presto il dialogo tra Caleb ed Ava perde il “senso unico” che Turing richiedeva e diventa a due sensi così ben presto si perdono i riferimenti di chi è dentro e chi fuori dallo specchio, chi testa e chi viene testato. Così Caleb arriva a dubitare della sua stessa identità ed Ava a reclamare la sua libertà, con tutto che diventa sempre più seduttivo, in questo rapporto a tre.. Ci sono tutti i temi classici  sull’argomento: dagli automi meccanici che furono divertimento delle Corti nel ‘700, così come di Nathian che balla ubriaco con una delle sue creature, fino alle leggi di Asimov sulla robotica, passando per Frankenstei, Pinocchio, Spilberg, Blade Runner. Non saprei se definire il film un dramma psicologico o fantascienza ma le classificazioni non servono, di sicuro il dramma si basa tutto sui dialoghi dei tre personaggi tra loro dialetticamente conflittuali che sanno porre sul tavolo bei temi su cui pensare e dare belle suggestioni, potrebbe essere un testo teatrale così come è. C’è il sesso ovviamente, come botteghino richiede, ma anche su questo ci sono delle osservazioni che trovo acute, fa pensare il fatto che Ava debba vestirsi per sedurre Coleb. Oltre a  questo caleidoscopio di citazioni di cui è ricco il film  la sua robustezza sta anche nella storia avvincente e non scontata che ci sa tenere sul filo della giusta tensione sprofondati nella  poltrona di una sala poco abitata in maniera consona alle scene del film. La conclusione di questo accattivante argomentare quale è? Ovviamente, come è giusto che sia, ognuno ci trova la sua, io vi dico quel che è rimasto a me, poi mi direte la vostra. La tesi per me è che l’Intelligenza è relazione e poiché è relazione può essere solo attraverso un corpo. I tre personaggi ci arrivano per vie diverse ma il punto di arrivo secondo me è questo. Così Nathian ha dovuto creare Ava per capire ciò col suo corpo (come Geppetto con Pinocchio). Coleb arriva a dubitarne del suo,  Ava anela ad averne uno per raggiungere il suo luogo ideale: un crocevia affollato di gente che passa e va via.

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12 risposte a Ex machina

  1. Dora Buonfino ha detto:

    Non l’ho ancora visto, è in lista. Da come ne parli è stuzziacante…

  2. sherazade ha detto:

    Il filo conduttore iniziale è un po quello di HER della cui sola voce di IA si innamora il protagonista.
    Sono ancora indecisa se mi è piaciuto o no, in ogni caso gli amanti del genere non possono farsi scappare questa chicca. C’è il solito odio delle macchine intelligenti verso il loro creatore, c’è la disumanità degli uomini nel considerarle solo macchine, c’è del thriller, c’è malinconia.
    L’unica scena che ricordo molto divertente e che mi è piaciuta (sembrava un po’ Pulp Fiction) è il ballo.
    Bellss recensione cmq da vedere!
    ☺ ☺ sherashemasolounpo

    • rodixidor ha detto:

      Chi non si innamorerebbe della voce di Scarlett Joanson ? La risposta è: chi non l’ha visto in lingua originale 🙂
      Mi fa piacere leggere il tuo commento. Capisco la tua indecisione, non ci sono scene memorabili ma i dialoghi sono eccezionali e son quelli che mi hanno colpito. La scena che ricordo di più, quella dove Ava che si veste di abiti femminili, l’effetto è quello di uno spogliarello al contrario.

  3. Alessandra Bianchi ha detto:

    Complimenti per la splendida recension!

  4. Julian Vlad ha detto:

    Ho adorato il già citato HER (anche la voce di Micaela Ramazzotti si è fatta valere, trovo abbia lavorato benissimo), e ora non vedo l’ora di vedere anche AVA. E domando scusa per il voluto bisticcio di parole 🙂

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