La giardiniera

giardiniera Kate Winslet è “tanta”, bella come una contadina, celeste come una Madonna di Raffaello, familiare come una tazza di cappuccino spruzzato di cacao. Le prime scene del film ce la mostrano incedere graziosa ma mai lieve nella sua camiciola stretta in vita e l’emozione che suscita è simile a quella nell”avvicinarsi ad un campo di grano, ad una rosa in un roseto, ad una pera in un frutteto: deflagrante. Trasudano sensualità le sue mani grosse, il suo sguardo corrucciato ora trasognato ora diretto,  le sue forme fanno pensare ad un giardino fiorito in piena estate più che ad un prato di prataiole in primavera anche se di queste ultime racchiudono la vivacità. Una bellezza rinascimentale prestata a personaggi vividi e moderni, mai statuina, sempre complessa. La sua recitazione è incardinata sul linguaggio del corpo, l’attrice utilizzando le risorse che la Natura le ha donato ha saputo costruire un suo stile personale che è fatto della luce del suo primo piano, di gestualità, di assenza, quella assenza che i grandi attori sanno recitare. Continuo?  Se Winslet recitasse l’elenco telefonico giunta ad “Abate Alberto” io già sarei rapito ad acclamarla per un altro Oscar.  Sì, lo ammetto sono un po’ “di parte”, ma solo leggermente …. 🙂 Il “Manifesto” porta in prima pagina la dicitura: quotidiano comunista, penso che quella scritta denoti una grande onestà perché significa dire al lettore quale è il punto di vista da cui si guarda. Alla stessa maniera io molto più modestamente accingendomi a parlare di questo film dovrei usare una postilla dello stesso tenore per avvertire i miei cinque lettori quale è il punto di vista da cui si guarda. Ebbene sì, state leggendo in un blog certamente  Winsletiano.

Ma questo prologo forse un po’ troppo lungo non è fuori luogo per accingermi a parlarvi del film  “Le regole del caos”, perché questo rappresenta il prototipo del film costruito su misura su un’attrice ed il suo personaggio e che quindi nel bene o nel male si regge esclusivamente sulle sue spalle (ho cancellato l’aggettivazione che mi veniva spontaneamente da associare alle spalle di Kate Winslet solo per rispetto ad eventuali diabetici che ci fossero fra voi lettori 🙂 ).  Si tratta in un film in costume ambientato precisamente nel 1682 alla Corte di Re Sole ovvero Re Luigi XIV di Francia e si narra della costruzione dei Giardini di Versailles. Sabine De Barre, il personaggio principale della storia, è quello che oggi definiremmo: un architetto di giardini che viene selezionata da Andrè Le Notre, famoso artista di corte, per collaborare all’allestimento dei Giardini del Palazzo di Versailles dove l’intera Corte intende trasferirsi. Andrè Le Notre, interpretato da Mattias Shoenaertes è un personaggio storico realmente esistito che diresse la costruzione dei giardini in questione mentre Madame de Barre è una figura femminile inventata dagli autori del film. L’idea è molto buona, la contrapposizione tra la concezione del giardino che ha la donna e quella del suo Maestro creano una bella ambivalenza, sia intellettuale che emozionale, più libera, meno schematica, meno retorica, dove anche il caos della natura può diventare armonia quella di lei rapportata a quella più scolastica e ordinata di lui. Mattias però ne riconosce la forza ed infatti la sceglie fra altri come collaboratrice perché è persuaso che incanalando in qualche maniera il caos deflagrante che emerge dai progetti di giardino di Sabine con il suo apporto riusciranno insieme a costruire quello che il Re desidera ovvero il “giardino perfetto”. Così la prima parte del film risulta molto coinvolgente ed originale perché la progettazione di un giardino, ovvero la regolamentazione delle forze spontanee della natura è un processo che si offre a tante possibili interpretazioni nel campo metaforico, artistico, esistenziale. Così la prima parte del film viene narrata attraverso le immagini di Sabine splendida  tanto quando alle prese con falcetto e zappa infangata nel giardino che quando al disegno delle sue planimetrie alla luce della candela in notti insonni di lavoro progettuale. Intenso anche il personaggio di Andrè che osserva la sua allieva all’opera, la indirizza e nasce un bel legame:  lui mite e controllato, lei diretta e spontanea, due immagini contrapposte dello stesso giardino che si amalgamano, si avvicinano. infine si coinvolgono. E qui, a mio modesto parere,  l’autore del film si perde una grande occasione e preso dalla storia d’amore che inevitabilmente nasce fra i due personaggi,  nella seconda parte del film quella che era il tema originale del film ossia:   “la ragione del caos” viene abbandonato, non si cerca di approfondirlo ma il film svolta repentinamente  in una storia d’amore che più melodrammatica e scontata non si poteva immaginare. Un esempio di come evolva la dialettica dei due personaggi può darvene un’idea:
Lei: “Se hai appetito, io ti sfamerò.”
Lui: “Ho una fame che mi divora”.
Peccato. 😦
Comunque molto simpatica tutta la Corte di Re Sole che fa da cornice alla commedia, il cast è di ottimo livello anche se inevitabilmente in penombra sotto la luce accecante della primadonna, bravo Alan Rickman che oltre ad esserne regista interpreta egregiamente Re Sole, molto bella infatti la scena del dialogo tra Sabine e il re in un vivaio di pere e rose. Molto simpatica anche l’interpretazione che Stanley Tucci rende del frivolo fratello del re. Bravi tutti.
Che altro dirvi? Io penso che Winslet con la maturità saprà regalarci tante altre eroine del cinemascope che non avranno timore di mostrare le rughe ma anzi ne saranno arricchite Sabine De Barre non rimarrà negli annali della cinematografia ma sicuramente ci ha saputo emozionare in un mercoledì piovoso di prima estate.

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20 risposte a La giardiniera

  1. sherazade ha detto:

    Ottima Ottima è ‘abbondante ‘ la tua recensione un po di parte x tua ammissione.
    Il film e nei miei programmi e poi tornerò a dirti.
    SherabionottimoWEquituooona

  2. Pendolante ha detto:

    Se tu sei un Winsletiano, io sono una Rickmaniana

  3. Mezzatazza ha detto:

    Mi hai convinta a guardarlo prima di finire il post, lei comunque è uno spettacolo

  4. newwhitebear ha detto:

    Ottimo e abbondante è il rancio, anzi il commento al film. Letto il prologo chi non corre al botteghino del cinama per visionare la celeste Kate? Così si risparmia la fatica di leggere il seguito. Siamo a 33° e l’afa asfissia. Razionare le energie mentali serve e come serve.
    Battute a parte Ottimo pezzo, che dimostrano bravura e competenza.

  5. ginevra ha detto:

    quanto vuoi per un pezzo su liam neeson altrettanto entusiasta? poi magari se hai il suo cell. va pure meglio.

    • rodixidor ha detto:

      Mi sa che dovresti pagare molto per lo stesso entusiasmo, dopo la visione di “Third person” il tuo pupillo, ahimè, è molto sceso nella mia personalissima graduatoria. 🙂

  6. menteminima ha detto:

    sempre bello leggerti

  7. massimolegnani ha detto:

    le tue recensioni sono gradevoli, ma la premessa così accorata e partigiana è imbattibile.
    ml

  8. menteminima ha detto:

    Alcuni giorni fa sono andata a vederlo. Confermo ogni parola che hai scritto.
    E mostrare solo quattro piante in croce è stato imperdonabile.

    • rodixidor ha detto:

      Sì, non approfondire il tema giardino nella pianificazione e costruzione è il problema del film, di cui per altro sono incapace di parlar male come ho ampiamente esposto. 🙂 Grazie del tuo commento, aspettavo qualcuno che lo avesse visto. Un abbraccio.

  9. Lady Nadia ha detto:

    Bello leggere la tua critica! Davvero mi son fatta un’idea del film.
    P.S. lei è fantastica!

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