La mamma di Baltimora

Madre di BaltimoraToya Graham, così si chiama, piccola e tonda, giovane e disperata, l’abbiamo riconosciuta tutti nei gesti, nella rincorsa, senza aver bisogno di traduzione per le sue invettive. Ai primi fotogrammi del video che ci è stato proposto dai media copiosi abbiamo compreso immediatamente quel che accadeva, ce lo dicevano i gesti ancestrali di quella donna, universali. Poi tutti i commenti ulteriori  che ancora si fanno sono stati un sovrappiù inutile e molesto. Abbiamo compreso dal passo veloce e diretto, lei vestita di giallo tra i manifestanti in nero, tra il fumo delle molotov ed i poliziotti armati cosa andava a fare: andava a riprendersi il ragazzo. Ormai è a quell’età di passaggio il suo ragazzo in cui non puoi più tenertelo stretto, lui sta prendendo il volo. Ed abbiamo visto più di quello che la telecamera ci mostrava.  Abbiamo visto lei con la sua ansia che cresceva e le stringeva il petto ma che non la frenava, lei frenetica si aggirava per le strade di una città terra di battaglia ed era sicura di ritrovarlo, e sicura di riconoscerlo alla prima occhiata. Quando l’ha trovato infine tutta l’angoscia maturata, il groppo delle lacrime inghiottite, le sono esplose in gola e lo ha afferrato in un abbraccio che poteva essere solo violento, rabbiosa di tenerezza lo ha afferrato quel figlio da preservare. Ed il ragazzo torna bambino, oramai è inseguito tra i fornelli per una marachella compiuta, si schermisce , sì gli brucia l’oltraggio al suo atto adulto, diciamolo anche gli brucia la “figura di merda planetaria”  che si sta compiendo ma riuscirà  solo ad abbozzare perché la dimensione pubblica ora è sopraffatta da quella intima e non riesce a trovare altri gesti che non quelli infantili, da contrapporre a quella irruenza calda che riconosce dall’odore, dai ricordi, dalla carne e non ha scampo, può solo tornare a casa con mamma.  Aveva torto Toya e lo sa, ed è anche per questo che la sua rabbia ci commuove, perché lo sa che il suo ragazzo era nel giusto in un mondo di ingiustizie, ma lei non è Ecuba, lei è solo Toya e si è riportata a casa il ragazzo, ancora per oggi.

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17 risposte a La mamma di Baltimora

  1. sherazade ha detto:

    Una analisi impeccabile e commovente ❤ in modalità diverse, madre (sola ) di figlio maschio ho immaginato tutto il Travaglio . Un mondo ingiusto ferisce doppiamente un genitore !
    Sherabientot

  2. quelfilosottile ha detto:

    Mitica e Grande mamma ce ne fossero qui!!!.Buona serata
    Rosy

  3. menteminima ha detto:

    Si sono dette tante cose su quelle immagini. Tu le dici bene.

  4. newwhitebear ha detto:

    Avevo letto qualcosa su questo ma tu sei stato chiarissimo.

  5. un grande esempio..ce ne fossero di mamme così!!

  6. quarchedundepegi ha detto:

    Che bella traduzione di una realtà anche sconcertante!
    Complimenti.
    Buon pomeriggio.
    Quarc

  7. ginevra ha detto:

    un meraviglioso gesto di madre. una meravigliosa madre.

    ps: tu sai scrivere. ti auguro che Adelphi se ne accorga. e ti abbraccio, se posso.

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