Compagni di scuola

Ascolto Virgin Radio dove periodicamente trasmettono dei pezzi che vengono definiti “rock classico”. Ho scoperto che quando il pezzo che viene annunciato è datato fra il 1972 ed il 1977 di sicuro mi piacerà. Ho cercato di capire perché accade ciò, di sicuro bellissimi pezzi rock sono nati anche prima e dopo quel periodo, quindi, ho pensato, il motivo deve essere soggettivo. L’unica ragione che ho trovato è che quelli sono i miei anni al liceo.
I miei compagni di scuola da qualche anno organizzano cene rievocative, non ci sono mai andato. Ho sempre declinato l’offerta adducendo vari impedimenti logistici, loro hanno compreso, non mi invitano più. Non ha senso, è come andare a vedere un concerto degli America. Ad un amico che mi proponeva di andarci (al concerto) che era pure gratis, risposi: “L’organizza l’INPS ?”.
Di quegli anni rimangono ricordi addolciti e mitizzati dal filtro flou che il tempo sa passare mirabilmente. Così ricordiamo quegli anni d’oro che furono di metallo ben più lucente e duro ma non d’oro. Non siamo più quelli che fummo nemmeno nelle cellule figuriamoci nell’anima e quindi non mi va di andare a cene di requiem per brindare alla prostata.
Già, perché noi del Paleolitico fummo una classe maschile. Ma li ricordo belli quei cinque anni, che ora a dire cinque sembrano pochi. Forse se mi applicassi riuscirei a fare l’appello. Ricordo Vito che riusciva a sudare da immobile, la risata screziata e fragorosa di Costantino che martoriava la supplente.  Tonino che col suo incedere lento e sornione nell’entrare in classe con venti minuti di ritardo e con le sue battute non-sense per me era Iannacci.  Ricordo Coppola che veniva richiamato al silenzio anche quando era assente. Sì, li ricordo tutti. Rosario innamorato di Leopardi, Antonio tremolante e pavido alle interrogazioni e Poldo netto e sicuro anche quando aveva studiato poco. Non eravamo innocenti, forse eravamo belli perché giovani ma mai stati innocenti, anzi eravamo già quello che saremmo stati. C’era quello che andava a ripetizione dalla Criscuolo ed i compiti di matematica già li aveva fatti anche se non lo diceva. C’era quello che accompagnò il professore di Inglese in lambretta provocando inesorabili e cattivissimi commenti e risolini acidi in tutti noi altri. C’era il Contadino, c’era il cugino dell’Innominato, il figlio del Segretario, quello che abitava “giù ai cantieri” e quello “sopra al Castello”.  C’era Teo grande e grosso che quando arrivava a scuola dopo gli allenamenti di canottaggio all’alba o sonnecchiava in classe  o per svegliarsi andava in bagno ed ingaggiava match di boxe col bidello.  C’era il “gruppo dei guagliuncielli”, in fondo alla fila di destra, quelli che un 6 se lo dovevano sudare mentre quelli come me campavano di rendita. Ci furono quelli che organizzarono il “Mac Pi”, chissà se si non mai resi conto che per il loro stage da affaristi in erba rovinarono una festa? L’erba non c’era ancora oppure c’era ma solo sussurrata. Ed ovviamente c’erano loro: I Professori. Figure mitologiche più che umane. C’era Gargiulo che aveva il giorno libero il lunedì ma veniva lo stesso a scuola perché doveva discutere di calcio in Segreteria. Poi c’era il prof di italiano dalla mano tremula che sconvolse tutti quando ci svelò che credeva nell’influsso della Divina Provvidenza nella Storia. Poi c’era la Prof di Chimica imperturbabile, fissa sulla cattedra come la Sfinge. Poi c’era Sollo il Terribile. Poi ovviamente c’era quello di Ginnastica che tentava un piglio marziale ma doveva la sua fama solo alla grande imitazione che ne sapeva fare Coppola con il suo tipico richiamo: “Buffoncellii !!”. Poi ci son state le “meteore”. Così chiamo i compagni di scuola solo per un anno. Di uno non ricordo nemmeno il nome, ricordo che veniva da un paesino vicino e poiché aveva un’accento diverso come apriva bocca partiva dal fondo dalla classe inesorabile lo sberleffo che ne imitava l’accento. Poi c’era Maremonti, esule politico per un anno tra di noi, portò il germe della passione politica che animava quegli anni. E poi Leonardo con la sua rude tenerezza di Lucignolo compagno di banco.
Converrete che siamo troppi o troppo ingombranti e non ci stiamo in una tavolata a cena per quanto possa essere grande il locale.

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34 risposte a Compagni di scuola

  1. romolo giacani ha detto:

    Un po’ hai ragione…i ricordi a volte fanno avere a tutti gli occhi azzurri! Però senza dubbio quel periodo (e te lo dice uno che faceva le elementari) è stato il culmine del rock. Dopo qualcuno ha aggiunto qualche cesello, ma il più era stato già detto e scritto. Io a questo cene invece ci vado sempre volentieri…sarà che “il grande freddo” penso sia il più bel film in assoluto mai girato. Se ti va, qui trovi il mio “fuoco amico”, concentrato su un’unica giornata, di trent’anni fa
    http://giacani.wordpress.com/2014/05/30/30-maggio-1984-il-fuoco-amico-dei-ricordi/

    • rodixidor ha detto:

      Forse quel film spiega tutto, non mi è mai piaciuto gran che e sul tema io mi fermo al nostrano “Compagni di Scuola” di Verdone con la sua comicità acida.
      Grazie del commento e della lettura proposta che meritava. 🙂

  2. certo che con dei cognomi simili non devono aver avuto vita facile…

  3. roceresale ha detto:

    Eccolollà, la si aspettava, noi, qui, lei. E che classe! 😀

  4. aliota ha detto:

    noi non siamo riusciti a far la cena delle elementari… ed io ci tenevo meno di altri.
    lo trovo grottesco e deleterio: se avessimo voluto, ci saremmo già trovati.
    e invece è giusto che ognuno rimanga al suo posto, immobile nei ricordi a prender polvere.
    baci.

  5. Topper ha detto:

    Mi hai fatto pensare ai miei compagni. A parte un paio non ho idea di che fine abbiano fatto gli altri. Quella musica comunque, il rock di quegli anni è il massimo.

  6. newwhitebear ha detto:

    Gli anni del liceo? Stupendi. Un ricordo bellisismo. Quando molti anni fa un compagno di classe organizzò una cena con i professori, anch’io declinai l’invito, perché volevo ricordare tutto come se fosse cristalizzato al momento della maturità.
    Quindi capisco il senso delle tue parole.

  7. sherazade ha detto:

    Ricordi ricordi ricordi.
    Dopo aver vissuto il suo apice negli anni ‘70, “il rock è morto” dice Sting.
    Ma gli anni ’80 hanno riservato grandi scoperte The Clash
    The Cure,Genesis,AC/DC,I miei Guns ‘N Roses, i Simpli mind, gli U2.
    Il rock comincia a fondersi col pop o assume toni più duri portando alla nascita del metal e del punk. Io mi sento molto a mio agio in quella musica (come hai notato nel mio blog) 😉

    sherazade

  8. gialloesse ha detto:

    Per me “ieri” non esiste, e se esiste è un errore in tutti gli aspetti. La musica dici ? Si, la musica è fuori dal tempo: Blood sweat & tears; Kinks; Mody blues; Chicago; ecc. ecc. non possono essere classificati in un intervallo temporale, sono come la “Gioconda” o “las meninas” o i “corvi in un campo di grano”. La loro valenza prescinde dalle mode, dai gusti, dalle opportunità dalla tecnica. E così via..

  9. moni ha detto:

    riesci sempre a portare “dentro alle cose”…e non è roba da niente, quasi a sentirla quella musica che risveglia le ginocchia e fa apparire chiare le pupille…
    un abbraccio…

    m.

  10. Gli anni del liceo sono tra i più belli in assoluto
    li ricordo tutti i miei compagni ma purtroppo ci siamo persi di vista…e questo mi dispiace tanto

  11. Alessandra Bianchi ha detto:

    Se rifiuti, non mi offendo 🙂
    Ma se ti va di scrivere un racconto con me: sandraoale@gmail.com
    Bravo e felice serata!

  12. graziaballe ha detto:

    Io ci ho sentito un pò l’odore del mare e questo non solo perchè l’ambientazione era – se non erro – una città che amo molto, ma perchè l’odore del mare è per me lo scatenatore massimo di ricordi 🙂
    No, non ti perdi nulla a non andare, hai ragione…anzi, aiuta davvero a preservare!
    Che io sono andata, per curiosità. E brivido e raccapriccio, ho trovato gli stessi soggetti, identici a come erano tranne che per le fattezze fisiche (chi più chi meno ben conservato), solo con lo stesso carattere di allora potenziato esponenzialmente….il vanitoso ancora più vanitoso, la studiosa ancora più gobba, “la do facile” con 3 divorzi alle spalle e indecisa su due uomini, la timida che non è venuta, il “traffichino” impiegato alla camera del senato per dubbi meriti, il musicista che fa il contabile in una ditta di materiale edile ma che sogna ancora di suonare a Santa Cecilia, il “somaro” che è il datore di lavoro del musicista, la modaiola che ha aperto una boutique di gioielli autoprodotti e che parla di sè definendosi un’artista….guarda…una tale tristezza che non mi sono voluta interrogare su me stessa, ma dopo 5 anni non mi sono ancora ripresa!!! 🙂
    Quel che posso dire è che non era mai stata una bella classe, male mi ci trovai e male la ritrovai…
    quindi no, non andare maiiiiiii!!!

    • rodixidor ha detto:

      Aspettavo il tuo commento, sempre puntuale ed esteso. Non pubblichi più post ma i tuoi commenti lo sono a tutti gli effetti.
      Non erri di molto, bella la tua idea che il mare sia motore di ricordi.
      La tua classe come è composta supera quella di Verdone nel film 🙂 Tutti rimangono quelli che erano. Vero! E tu ? Quella contro, bastian contraria a prescindere ? 😉
      Un abbraccio 🙂

  13. menteminima ha detto:

    Sai cosa penso? Penso che i compagni di classe siano uguali per tutti. Cambiano i cognomi ma in ogni classe troviamo rappresentate le stesse umanità.
    Io alle cene di classe invece ci vado ( vado anche ai concerti organizzati dall’inps).
    Capisco meno gli insegnanti che partecipano agli incontri degli ex alunni probabilmente dopo anni di collegi docenti simili incontri sono un modo alternativo di farsi del male.

    • rodixidor ha detto:

      Aspettavo il tuo commento sul tema 🙂 Io continuerò a non andarci magari se fosse stata una consuetudine adottata fin dall’inizio ci sarei andato ma ora non ha senso. Un abbraccio.

  14. lapoetessarossa ha detto:

    Nemmeno io ci vado mai. Perché non avevo niente da dire loro una volta e non ce l’ho nemmeno adesso, io che parlo con i sassi e scrivo sui muri, sono colta in quei casi da mutismo selettivo. Non abbiamo mai avuto niente in comune se non l’appartenenza alla sezione B. Ma all’epoca non ero capace di indifferenza. L’indifferenza è roba da persone mature, che voglio dire, io resto una immatura cronica ma su certe cose mi sono esercitata e ho acquisito competenza.
    Le canzoni che ascoltavo erano un mischione di qualsiasi cosa perché a me di appartenere ad un gruppo definito non me ne è mai fregato niente. E lì mi sono fregata da sola, perché se ascolti De Gregori non è che poi puoi andare in discoteca e ballare Gigi d’Agostino e tornare a casa ascoltando Sunday Morning oppure God save the Queen cantata da Sid Vicious.
    Una che in camera ha il poster del Che e quello di George Michael ti spiazza.
    Una che durante l’ora di Filosofia visto che il professore con la pi minuscola si limita a leggere il manuale (filosofia al liceo classico eh, non filosofia sperimentale a ragioneria programmatori, senza nulla togliere) sotto il banco passa dal Manifesto a Dylan Dog, ha sicuro qualcosa che non va.
    Detto questo passiamo ad un breve descrizione di alcuni compagni di avventura.
    Il Bacco era il nostro compagno ripetente, dedito all’acool, faceva il bohémien, scriveva discretamente (però diciamo non erano troppo graditi i suoi temi privi di punteggiatura e lettere maiuscole, e anacoluti che erano il suo stile…ma mica roba per il classico). Il Bacco anni dopo è finito sul giornale locale insieme ad altri due brutti ceffi per uno storia di cocaina, l’hanno mandato al confino ad Urbino dove pare si sia laureato in Lettere. Adesso ha un ristorante in casa.
    Il Piro e il Sera andavano al Rotary giovani, che non so bene come si chiama, e ogni tanto arrivavano con la giacca blu doppiopetto e i bottoni d’oro e la camicia con le cifre, avevano la casa a Courmayeur e ci invitavano quelle carine della classe. Il Piro fa il medico e il Sera lo hanno radiato da un qualche albo perché ha combinato dei guai che non gli fanno tanto onore.
    La mia compagnia di banco e più brava della classe, figlia di un anatomopatologo star è finita da Sai Baba in India e adesso mi pare coltivi frutti di bosco nel pavese.
    La bionda che non la dava a nessuno vive negli States e ha un blog di cucina per bambini, ma prima ha fatto la wedding planner.
    Un paio lavorano in banca, che non c’è niente di male, ma non abbiamo mai avuto niente da dirci, figuriamoci adesso.
    Io ero quella che voleva cambiare il mondo o almeno trovare un posto nel mondo che non fosse quello che qualcuno aveva già fissato per me.
    Il Professore di Chimica (e Biologia) una volta fece bollire l’ammoniaca. Il beker scoppiò. L’assistente di laboratorio gridò tutti fuori! E ci fece anche sezionare una trota, che poi si portò a casa per pranzo.
    La Professoressa di Latino era alta un metro e quaranta, durante i compiti in classe leggeva il Corriere della Sera che per le sue dimensioni era come l’Osservatore Romano. A un certo momento, diciamo una mezzora prima della consegna, alzava il quotidiano, come per leggerlo meglio. Era il segnale che ci permetteva in fecondo scambio di opinioni che se proprio non portavano al sei politico scongiuravano piogge di quattro.
    Poi c’era lui, il vero autentico Professore di Greco, glottologo, linguistica, romantico a suo modo, appassionato di tutte le mitologie del mondo. Era scazzato perché non ne poteva più di raccontare le solite cose e tentava l’impossibile. Non lo capivamo. L’ho capito troppo tardi. In prima liceo mi disse che doveva darmi l’esame a settembre, che gli dispiaceva, va bene che hai preso sei gli ultimi due compiti, ma tu se non ti eserciti tutta estate cominci la seconda con una fila di tre e non va bene, perché tu capisci, ci metti un po’ ma capisci, io lo vedo, ma ti devi esercitare. Percio’ non preoccuparti lo faccio per il tuo bene.
    Infine c’era il migliore , il Professore di Storia dell’Arte vedeva falli in tutti i campanili, e tette in tutte le cupole. Era fissato con le Madonne, e le donne in generale. Ero la sua preferita e mi ha scritto una presentazione per la maturità che era una dichiarazione d’amore.

  15. lapoetessarossa ha detto:

    Si vede che è migliorata con gli anni.
    Ma ci sono state anche tante cattiverie, che siccome sono una che porta rancore (e lo so che non si deve fare ma ognuno ha i suoi difetti) me le ricordo tutte. Ed è per questo che non vado alle cene, perché potrei dimenticarmi di stare zitta. Ho molto meno rughe di tante mie compagne, e sono centomila volte meglio adesso, insomma il fattore autostima sarebbe anche dalla mia parte. Quelle che ho visto in giro non le invidio per niente. Ma temo i maschi babbei e vecchie ironie che maturano in sarcasmo non ho proprio voglia di ascoltarle.

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