Il sesso del caffè

treeMichele si allungò sotto il lenzuolo di cotone che gli aderì piacevolmente alla pelle, affondò la testa nel cuscino e rimase beato nella luce della mattina. Respirava lentamente per non disperdere la nuvola in cui lo lasciava l’odore di Elena che ora si era alzata per preparare il caffè. Bello fare l’amore alle 11 in una mattina di un giorno feriale – pesava  – Ti fa sentire quella felicità eterna che hai provato da ragazzo nei primi giorni di luglio in vacanza al mare. Si era offerto di andare lui a preparare il caffè, ma era stato ben contento del palmo della mano di Elena sul petto e del bacio sulle labbra ad intimargli di rimanere lì. Così era rimasto a guardarla tirarsi su ed allontanarsi, la sua chioma fatta di ricci irti e neri  era più scompigliata del solito, le vertebre  le tagliavano in due  la schiena con una linea netta che partiva nel mezzo delle scapole sporgenti per sfociare nel largo delta che si formava alle pendici di un culetto dal ripido pendio che lasciando la stanza gli sorrideva dondolando sul passo elastico dei piedi nudi sul pavimento. Rimase un po’ così, col sorriso sulle labbra, le mani aperte che tenevano il lenzuolo teso sul costato e la testa affondata nel cuscino, poi si tirò su ed iniziò a girovagare con lo sguardo nella stanza di Elena. Era una giornata assolata, la tenda leggera in fondo alla parete alla sua destra veleggiava sospesa da una lieve corrente d’aria proveniente dal balcone socchiuso e si lasciava attraversare da un fascio di sole che disegnava  giochi di luce sulla cassettiera bassa sulla parete opposta. Michele passò in rassegna gli oggetti che ne occupavano il ripiano di ciliegio chiaro: una grossa spazzola cilindrica per capelli,  una bottiglia di profumo alta e sottile con un papavero rosso disegnato sul vetro trasparente, poi un libro, aguzzò lo sguardo per leggerne il titolo,  ecco … “La Prosivendola”, un cucchiaino, uno slip adagiato sullo smartphone, un elastico per capelli. Al di sopra del mobile appeso alla parete c’era un piccolo specchio ovale in una cornice dello stesso tipo di legno con un post-it con qualcosa annotato appiccicato lì da qualche settimana. Michele amava indugiare in questa operazione da investigatore della scientifica perché  gli dava l’illusione di poterle carpire un segreto, o semplicemente di comprenderla di più grazie all’analisi dell’alone che ogni persona lascia sugli oggetti, o morbosamente di starle ancora dentro. Ma dopo l’euforia gli sopraggiungeva un dubbio che diventava consapevolezza: in fondo questa idea era illusoria, le cose non ci raccontano. Quella stanza certamente parlava di Elena ma non la conteneva tutta, qualcosa mancava. Gli infradito di plastica verde abbandonati al lato del letto, la pila di libri sul comodino, l’armadio di legno laccato chiaro, la fochina di Swarovski, il grande mandala tibetano multicolore sulla parete di fronte, tutto parlava di lei ma con troppa accondiscendenza. Quella stanza non diceva dei suoi riccioli ispidi, delle sue ginocchia aguzze, delle rughe sulla fronte, delle sue risate convulse nelle spalle, niente dei suoi gelidi silenzi, di quel rutto beffardo dopo un sorso troppo abbondante di birra,  No, le cose parlano di noi ma sono testimoni di parte, omettono. Il brontolio della caffettiera in crescendo lo riportò fuori dai suoi pensieri, la stanza fu inondata dall’odore del caffè e sopraggiunse lei.
“Wow” esclamò Michele nel vederla riapparire. Sorreggeva all’altezza della vita un vassoietto di plastica fiorita con sopra due tazzine fumanti, il che la costringeva ad una andatura guardinga, quasi sulle punte per non versare il caffè. Il corpo nudo di Elena era di una bellezza di cui Michele si sentì tramortire, la femminilità che emanava gli levavano il respiro. Ma allo stesso tempo se avesse dovuto dire da cosa nel suo fisico traesse origine tale bellezza non avrebbe saputo rispondere. Il corpo di Elena a volerlo analizzare non aveva nulla dei canoni femminili tradizionali. Il suo un fisico nervoso, ossuto, le spalle marcate, i seni molto piccoli, una muscolatura asciutta, i fianchi stretti, un colorito cinereo quando non ancora abbronzata. Poteva far pensare alla corporatura di un ragazzo se non fosse per la grazia che regalava allo sguardo la prominenza del suo pube che con i suoi folti riccioli neri faceva pensare ad un’isola affiorante nella ampia depressione del bacino, ma questa da sola non sembrava sufficiente a giustificare la grande carica sensuale che quel corpo sprigionava. Michele si sporse verso di lei e prese in consegna il vassoio mentre lei gli si accomodava accanto ed il suo corpo gli donava una piacevole sensazione di fresco aderendo al suo.
“Dovresti girare sempre nuda, vestita non si immagina quanto sei bella.” Michele le sussurrò leggermente emozionato dopo il primo sorso di caffè. Elena aggrottò le sopracciglia fissandolo con i suoi piccoli occhi scuri e disse: “Non so se questo è un complimento”.
In realtà pensava la stessa cosa di Michele, spesso si chiedeva come era potuto accadere che fosse finita a letto con un uomo simile. Michele era un uomo incolore, né brutto né bello, magro ma non atletico, non basso ma nemmeno alto, biondiccio con i capelli tenuti corti e pettinati con la fila a lato come uno studente al College, acuto nelle osservazioni ma incapace di sostenere una conversazione interessante per lungo tempo, un buon ascoltatore, curioso e riflessivo fino a diventare pedante, vestiva in maniera informale ma senza eccedere nei colori, da professore di liceo. Elena non si ricordava più cosa l’avesse attratto in lui, forse era stata intuizione femminile perché poi nell’intimità si era rivelato tutt’altro e si erano ritrovati incastrati perfetti come due pezzi giusti in un puzzle. I suoi bassi toni che da vestito lo rendevano anonimo una volta nudo per lei divenivano irresistibili. Amava scorrergli i polpastrelli sul costato per sentirne la magrezza, la sua pelle chiara e liscia le sembrava un foglio bianco su cui lasciare i suoi segni, le dava i brividi il contatto con la sottile peluria sulle cosce,  il ventre piatto, il suo modo di guardarla a letto. La sua ossessiva curiosità allora  era tutta indirizzata a lei e ciò la faceva sentire sotto assedio ma anche idolatrata, ogni suo gesto era per lei.  Il suo sguardo mutevole, talvolta implorante, altre predatorio, all’erta, ironico. Per Michele il sesso non era sfamarsi, era fare da mangiare, assaggiarsi per scoprirsi commestibili. Era attento al sentire di lei in maniera addirittura servizievole. Si può definire un amante servizievole? Lui lo era. Poi sapeva abbracciarla tutta nell’amplesso, la racchiudeva e faceva sesso come i gatti, aggrappato a lei la mordeva alla collottola per non farla scappare. Forse non più servizievole in quei momenti, o forse lo era al massimo grado.
“Il sesso del caffè? ” chiese Michele cercando di sottrarsi all’abbraccio di Elena che gli stava infilando la lingua in un orecchio per poi ridere del suo sguardo inorridito a quella sensazione di lumaca umida. Lei gli si fece più dappresso e mentre lo ghermiva ficcandogli le dita in un fianco ed inserendo un ginocchio fra le cosce rispose: “Il caffè, vediamo …” Era un’altra peculiarità di Michele, lui estremamente taciturno dopo aver fatto l’amore diventava un chiacchierone, ma fortunatamente solo per il tempo di latenza, come suol definirsi. Questo del genere maschile e femminile era un gioco che  aveva inventato traendo spunto dalla lettura di “Il vecchio e il mare”. Nel celebre racconto di Hemingway il  vecchio pescatore spiega come per un uomo di mare il mare stesso possa essere di genere maschile all’inizio della sua vita per poi diventare di genere femminile dopo la maturità, “il mar” del giovane diventa “le mar” per il vecchio marinaio. Così Michele aveva ideato questo gioco da fare assieme: si sceglie una qualsiasi parola e bisogna chiedersi se ciò che la parola indica sia di genere maschile o femminile, ognuno dei due dovrà argomentare una tesi diversa e vince chi trova la spiegazione più convincente. “Oggi è la volta del caffè” pensò Elena assumendo un’aria meditabonda mentre gli succhiava un capezzolo. Poi dopo essersi adagiata con la faccia appoggiata sul suo petto, iniziò con un  tono di voce basso e sensuale: “Il caffè è sicuramente femmina”. “Perchè?” fece Michele che ora giocava  a sgrovigliarle i capelli con le dita. E lei proseguì: “Il caffè è caldo ed avvolgente, il suo odore inebria ed eccita, è caldo e scuro”. Gli ultimi due aggettivi erano state pronunciati dopo una breve pausa ed accompagnati da uno sguardo allusivo, chiaramente Elena parlava di sé. A Michele piacevano le argomentazioni trovate e la sua mano ora era scesa ad accarezzarle la schiena mentre l’esortava a continuare. E Elena rannicchiandosi nell’abbraccio continuò: “Dove nasce il caffè? In Africa ed in America Latina. Due continenti sicuramente di genere femminili”. Michele ora si era girato su un fianco e letteralmente pendeva dalle sue labbra che sui fonemi labiali diventavano un cuoricino. Elena continuava la sua arringa provando temi più forti: “Hai mai messo il naso nel barattolo del caffè macinato? Fallo, sentirai un odore intenso e asprigno, quello è indiscutibilmente un odore femmina.” Poi si girò verso di lui, occhi negli occhi: ” Hai presente un chicco di caffè? Riesci ad vederlo ? La forma cosa ti fa ricordare? ” Michele immaginò, lo vedeva. Sì, ora gli ricordava il sesso femminile. Si abbracciarono stretti e si baciarono appassionatamente.
Ma era il turno di Michele,  si staccò ed assunse quell’aria antipatica di un professore che vuole spiegarti l’errore nel compito: “Mi piacciono le tue motivazioni ma io invece ho una visione diversa della questione”. Si tirò un po’ su e guardando Elena che ora si era poggiata su un gomito: ” Hai sicuramente preparato il caffè con la moca. Ebbene hai osservato il caffè quando viene su ? ” Elena strinse un attimo gli occhi, si concentrò e capì. Ed allora scoppio uno dei suoi attacchi di risa, con un guizzo tirò via il lenzuolo e fu cavalcioni su di lui e prendendo a colpirlo a pugni chiusi sul petto con voce spezzata per il troppo ridere ripeteva : “B a s t a r d o ! Hai vinto tu ! Il caffè è maschio”.
Anche Michele rideva e cercava di parare i colpi più energici. Sì, il caffè è femmina nella sua essenza ma fra borbottii e mugolii viene su in un tipico orgasmo maschile.

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25 risposte a Il sesso del caffè

  1. roceresale ha detto:

    Me lo sono gustato tutto, con invidia. Il post. Ora vado a metter sul fuoco la moca, il caffé.

  2. ho un deja-vu di un vecchio post. sbaglio? (forse non era tuo, ma di menteminima)

  3. rossodipersia ha detto:

    Mi hai lasciata senza parole, mi sono trovata catapultata in quella stanza a vivere un’infinità facile vissuta mille volte eppure sempre diversa. Sono le 6,30 del mattino e ti ringrazio per il risveglio… forse mi farò un tè! 🙂

  4. graziaballe ha detto:

    Il caffè è ermafrodita!
    bella la scelta dei nomi per un racconto di letto..dove finiva uno inziava l’altro (Mich-Ele-na)…
    🙂

    • rodixidor ha detto:

      Se volessi fare il figo ora risponderei: “Che bello avere una lettrice così attenta che scopre i miei segreti letterali”. Ma in realtà tu mi fai scoprire cose che non sapevo di aver scritto. Mi piace molto questa cosa dei nomi. Ti ringrazio tanto, aspetto sempre i tuoi passaggi intelligenti di qui. 🙂

  5. aliota ha detto:

    lo aspettavo…
    🙂
    e hai fatto bingo un’altra volta.
    p.s.: Elena mi ricorda una donna che conosco 🙂
    ciao lupacchiotto!

  6. menteminima ha detto:

    Bello. Però avrei da ridire sugli oggetti che non raccontano.

  7. newwhitebear ha detto:

    Letto e gustato questo racconto che prende le mosse da lontano, dall’esservatore Michele che analizza cosa c’è in Elena e scopre che nella sua normalità l’ha attratto.
    Poi è il tiurno di Elena come osservatrice e giunge alle stesse conclusioni di Michele. Il rapporto funziona, perché entrambi sono complementari gli uni alle altre.
    Infine il siperietto del sesso, del caffè simpatico ironico che conferma come ancora una volta loro si compenetrano a vicenda formando un nucleo unico.

  8. Alessandra Bianchi ha detto:

    Bello, profondo e allo stesso tempo ironico.
    E’ stato un piacere leggere questo racconto.

  9. melodiestonate ha detto:

    piacevole da leggere questo post…..poi mikele è simpatico…. ❤

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