Di plenilunio, primavera e sacrifici

L’altra festa, quella del Solstizio d’inverno, mi piace molto e l’ho scritto anche qui. Perché quella è la festa del fuoco che riscalda la notte, del sole che riprende a crescere dopo il punto più basso, il seme che germoglia sotto la neve al buio, insomma è la festa della speranza che si rinnova ciclicamente che può essere universalmente sentita indipendentemente dalla fede religiosa. Ma questa della domenica del primo plenilunio di primavera non l’ho mai compresa, o meglio, ho sempre rifiutato quello che questa festa sottintende. Questa è la festa della resurrezione attraverso il sacrificio. La festa che osanna il senso di colpa, il bisogno di un Dio che ti assolva e che ti assolva sia da quelle colpe naturali che nessun dio potrà realmente cancellare e sia da quelle fittizie, inventate dai preti per tenerti in soggezione e per autoproclamarsi indispensabili. Ho ammirato il plenilunio primaverile e mi basta quella magia per esser contento di essere ancora qui a fare cazzate. Non sgozzerò agnellini, non mi batterò il petto, prima che canti il gallo avrò già gustato la mia fetta di pastiera, unica vera ragione che trovo per festeggiare.

Buon tempo a tutti i vivi dotati di libero arbitrio.

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17 risposte a Di plenilunio, primavera e sacrifici

  1. massimolegnani ha detto:

    Condivido la passione per il solstizio d’inverno, anch’io lo vedo come il punto piu’ fondo da cui si ricomincia a riemergere. Al contrario il solstizio d’estate quando verra’ portera’ con se’ un preannuncio di declino. Quanto alla pasqua c’e’ poco paganesimo e molta religione con annessi e sconnessi.
    Ciao
    ml

  2. roceresale ha detto:

    Stesso sentire, sarò banale. E un buon Tom Waits, anzi ottimo

  3. elinepal ha detto:

    Pastiera! Siiiii!!

  4. aliota ha detto:

    anche questa è festa.
    festa della terra che fiorisce.
    della resurrezione del seme, sacrificato nel fondo del terreno per dar vita alla pianta. al fiore. al frutto.
    è un’altra tappa del cammino che porta la luce del sole a sconfiggere le tenebre. gli uomini ad essere attivi. la natura intera a proliferare.
    per me è così. corrisponde al mio picco annuale. ai papaveri, ai narcisi, alle passeggiate. prima della bolgia estiva, del vociare in riva al mare, dell’afa asfissiante del solleone. del mio compleanno, che è annoverare un altro intero calendario andato…
    ha, come sempre, poco a che fare con la trasfigurazione cattolica. ma sottende ad un senso religioso del vivere in armonia con la natura. coi cicli. con l’energia a cui apparteniamo.
    (ho scritto un post, buona Pasqua!)

  5. tilladurieux ha detto:

    Ah che splendido post per i miei occhi!
    A me poi sta pure sulle balle la primavera (mi fa stare malissimo), quindi pensa un po’…

    Scusa ma “anche qui”…perchè? Dove altro scrivi?

  6. tilladurieux ha detto:

    Ah ho capito ora (forse), ti riferisci a un vecchio post.

  7. menteminima ha detto:

    Ripenso alla MIA marmellata di arance e mi viene una rabbia che non sai!
    …ok non c’entra nulla, ma volevo dirtelo.

  8. newwhitebear ha detto:

    Qualsiasi festa ha un significato pagano, laico e religioso e quanto tale va accettata. Poi noi possiamo operare delle scelte, partecipare a una festa piuttosto che a un’altra ma queste sono scelte personali.

  9. duepassietorno ha detto:

    ma questa festa non è solo quello che hai scritto tu (della festa del senso di colpa)… te lo dico mentre pure io cerco ancora di darci una spiegazione logica… e però secondo me i dubbi ci fanno bene, è già un buon punto di partenza 🙂
    auguri
    A

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