Il Toro

IlToroIeri sera mi è capitato di vedere per tele (Rai-Movie) : “Il Toro”, pluri-premiato film di Carlo Mazzacurati, regista scomparso due giorni fa. Penso di averlo visto per la prima volta anche se alcune scene mi sembrava di ricordarle, ma sicuramente non ricordavo il finale e se l’avessi  già visto allora significa che non l’avevo compreso, un film è anche la sera in cui lo vedi. Tardi per fare una recensione postuma di un film girato venti anni fa ma mi piace ricordarlo qui perché mi è piaciuto tanto. E’ un film sul lavoro e sulle sue ingiustizie, sui contadini e la terra, rappresentati intrinsecamente senza frontiere ed in maniera lirica sia i primi che la seconda, partendo dalle nebbie della campagna veneta per arrivare alle zolle ghiacciate della Croazia, attraverso le vicende di un unico popolo che anche se incapace di comunicare attraverso lingue differenti, si riconosce come unica comunità accomunata dagli stessi gesti, dalle stesse tribolazioni, dalla stessa vita: i contadini. E’ la vicenda di Franco (Diego Abatantuono), allevatore licenziato che come riscatto delle ingiustizie subite ruba uno splendido toro da riproduzione di immenso valore e con l’aiuto del suo amico Loris (Roberto Citran) tenterà di andare a venderlo nei paesi dell’est. E’ un film pieno di contenuti metaforici che si muove con un linguaggio estremamente poetico negli scenari naturali ed in quelli umani. Franco e Loris stessi rappresentano insieme le facce diverse del contadino: duro, arido, perfino cattivo il primo; ingenuo, dolce, piegato, il secondo. C’è la povertà da entrambi le parti del confine, le stesse sopraffazioni, infine la stessa solidarietà. La natura dura con le sue regole universali, stessa madre e matrigna da entrambi i lati. Poi c’è il toro, mostruoso nella metafora del capitale che sovrasta sul lavoro torna a diventare splendido animale solo nell’epilogo. Solo quando i nostri eroi riusciranno a barattarlo piuttosto che venderlo, senza quindi passare attraverso l’uso del denaro il toro verrà ceduto in cambio di 300 vitelli,  in una transazione tra pari, cioè tra gli allevatori italiani e quelli dell’est senza l’intermediazione del commercio e quindi in un tripudio finale di abbracci, sorrisi e muggiti. Molto molto bello. Grazie Carlo, ti saluto mentre ti immagino sparire tra la nebbia sulle note della canzone  di coda di questo film di struggente bellezza.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in cinema e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

20 risposte a Il Toro

  1. MIriam ha detto:

    Sono tornata da pochi giorni e oggi ho avuto modo di girare fra i tuoi post… complimenti.
    Un sorriso

  2. germogliare ha detto:

    Tenero! Tenero lupo. Il film, bello bello davvero.

  3. newwhitebear ha detto:

    Una bella e ponderata recensione. Il film non l’ho visto né ricorda di averlo mai visto ma credo che sia davvero interessante

  4. gialloesse ha detto:

    Corro a vederlo, grazie.

  5. penna bianca ha detto:

    Mi metto anch’io in moto per vederlo…Grazie del consiglio!

  6. tilladurieux ha detto:

    Passo di qui e ti lascio un saluto stamane, Lupo.
    T’ho letto altrove qualcosa che m’è piaciuto.

  7. graziaballe ha detto:

    Questa cosa che il film è anche la serata in cui lo vedi….bella e vera! 🙂

  8. melodiestonate ha detto:

    è vero è bello e tenero…..un bacio

  9. massimolegnani ha detto:

    condivido l’apprezzamento del film. Mazzacurati era un poeta e sapeva trarre da attori un po’ gigioni come abbatantuono il meglio.
    ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...