essere come TUTTI

Caro Sign. Piccolo,

F. Picccolo - Il desiderio di essere come TUTTI

bello è bello il suo libro, accattivante, coinvolgente per chi come me ha pressapoco la sua età e così ha vissuto gli anni che racconta con le sue stesse emozioni sia nella sfera personale che in quella  pubblica: il colera, l’impegno studentesco, le divisioni, Aldo Moro, Berlinguer, Craxi, Prodi e Bertinotti, Berlusconi. Il suo libro mi ha preso certamente ma non posso passare sulle omissioni che ahimè esso contiene e di cui voglio parlarle. A leggere il suo libro sembrerebbe che le B.R. nel 1978 siano atterrate sul pianeta Terra provenienti chissà da dove per rovinare lo splendido piano politico di  Berlinguer: il compromesso storico. Questa è certamente una leggittima interpretazione storica, ma nella sua narrazione lei omette di parlare di cosa avveniva prima, ad esempio: la strage di P.zza Fontana (1969), quella dell’ Italicus (1974), solo per ricordare le efferatezze più memorabili ma non le sole che accadevano prima del ’78. Citarle servirebbe a ricordare che quando apparirono i violenti delle B.R. in Italia non è che si vivesse proprio un clima di civile confronto democratico. Certamente quella considerazione entusiasta  fatta dalla sua fidanzatina Elena il giorno del sequestro Moro riportata oggi ci raggela ma come Lei sicuramente ricorda allora non è che fosse una posizione del tutto minoritaria. Lei omette di citare il tanto vituperato slogan che girava allora: “Né con le B.R. né con lo Stato”. Sospetto che le sue omissioni siano funzionali alla sua tesi, poiché le serve poter definire la categoria TUTTI, che è già un’impresa ardua, solo far  balenare il dubbio che la posizione di Elena nel 1978 non fosse del tutto marginale renderebbe ancora più ardua la sua impresa. Alla stessa maniera trovo che sia omissivo non voler porre alcun dubbio su delle valutazioni che fa passare come certezze. Ma Lei è davvero persuaso che la battaglia di Berlinguer contro l’abolizione della “scala mobile” fosse oggettivamente sbagliata? Lei è veramente convinto che Bertinotti sia scomparso dalla scena politica perché ha fatto cadere il governo Prodi e non piuttosto perché lo ha sostenuto troppo a lungo senza nessun vantaggio per la classe sociale che voleva rappresentare  (i suoi TUTTI) ?  Ma lei è davvero convinto che la sinistra italiana è colpevole di aver alzato barricate troppo altre contro il nemico Berlusconi? Lo sa che ci sono tanti italiani che la pensano esattamente al contrario? Non saranno sicuramente i suoi TUTTI ma son tanti. Io non sono convinto che le sue certezze siano sbagliate ma qualche dubbio ce l’ho.
Mi piace citare un passo del suo libro perché mi pare perfetto per spiegare perché i nostri rispettivi punti di vista divergano pure partendo da posizioni condivise.
E’ dove parla dei ciclisti:
… assomigliavo a quel gruppo di ciclisti che incontro ogni tanto per la città, che occupano tutta la strada procedendo con lentezza studiata, perché il loro obiettivo non è andare in bicicletta, ma punire coloro che sono in auto e sulle moto. Non sono usciti per andare da qualche parte, ma per bloccare il traffico. Appunto, per punire. Quando mi è capitato di trovarmi in mezzo a loro, intrappolato con il mio scooter, ho provato ad infilarmi in uno spazio, a passare, si sono incazzati. (… ) Non solo mi impedivano di passare, ma cercavano di di piantare nella mia testa sensi di colpa e pensieri bui che mi sarei ritrovato di notte, nell’insonnia. . (… ) Ogni volta che li incontro, nonostante pensi che abbiano ragione, che il traffico e lo smog siano insopportabili, la mia sensazione è precisa: son contento di non far parte del loro gruppo, ma di stare insieme agli altri, gli automobilisti e ai motociclisti.
No Sign. Piccolo, condivido le sue premesse ma non le sue conclusioni, aver ragione non è un dettaglio. Anche io mi son trovato in auto incolonnato dietro a dei ciclisti che procedevano lentamente in gruppo parlando fra di loro. Il mio primo impulso è stato strombazzarli con il clacson per chiedere strada ma mi son fermato in tempo e non l’ho fatto, perché ho pensato, stanno solo esercitando il loro diritto di occupare la strada non per andare da qualche parte ma per diletto, semplice diletto. Lei stesso in altra parte del libro scrive che bisogna conquistare anche il diritto di uscire per divertirsi semplicemente e non per fare qualcosa di alto. Ecco, quei ciclisti lo stanno facendo! I suoi complessi di colpa se li sta creando Lei non glieli stanno provocando quei ciclisti arroganti. Ed il fatto che quelli siano stati arroganti non cambia la realtà: è Lei che li sta ammorbando con il suo scappamento e non il contrario, e questo non è un particolare. Son d’accordo che in quegli anni gli idealisti ed i cosiddetti intellettuali ci hanno martellato con la loro arroganza e la loro violenza ma questo non può alterare il nostro metro di giudizio. Se Lei si sente a suo agio fra gli automobilisti non può farne una colpa ai ciclisti. Riconosco ed apprezzo la autocritica che fa alla sinistra italiana rea di essersi voluta considerare migliore del Paese stesso in maniera ottusa e presuntuosa ma l’errore è stato non aver saper formulare un’alternativa a quel modello che sapeva solo criticare ma non certo criticarlo.
Non faccio finta di non aver capito quello che Lei ha saputo esprimere nel suo bel libro, ritenersi migliore di chi la pensa diversamente è un’atteggiamento non democratico ed ottuso ma la democrazia comunque si fonda sul confronto aspro di posizioni diverse. Se pensiamo di esser diversi non ce ne possiamo fare una colpa. Colpa dei cosiddetti Progressisti non è stata disegnare dei confini ma non aver saputo poi essere realmente diversi all’interno di quegli stessi confini. Sarebbe bastato  (si fa per dire) far qualcuna di queste cose: cercare un altro modello per l’Economia, non accettare la crescita come un dogma,  non ritenere “lavorare meno” uno slogan superato, accettare la Globalizzazione come benefica ma solo a condizione che prevedesse il libero transito degli uomini e non solo delle merci,  definire inderogabilmente la Guerra come un tabù e non “quando sì e quando no”, e via dicendo. Solo facendo qualcosa del genere le posizioni della Sinistra non sarebbero diventate reazionarie come giustamente Lei osserva.
Mi commiato da Lei con un mio appello alla sua intelligenza. Se anche per Lei è andata come canta il Liga accetti anche il punto di vista di quei pochi che invece son nati pompieri e moriranno incendiari.

Con affetto
uno dei suoi TANTI lettori

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30 risposte a essere come TUTTI

  1. tilladurieux ha detto:

    Dio mio che piacere leggerti!
    Riguardo questo: “Ma Lei è davvero persuaso che la battaglia di Berlinguer contro l’abolizione della “scala mobile” fosse oggettivamente sbagliata?”, io ero abbastanza bambina, ma è da quel momento (ero a una grande manifestazione) che la mia mente fa decorrere l’inizio della fine.

  2. roceresale ha detto:

    Ce l’ho sul comodino. Lo leggo e ritorno.

  3. già avemmo modo di iniziare il dibattito sul libro di piccolo: concordavo con te sul suo bisogno di far i conti col passato, con l’assenza ai funerali di berlinguer; concordo ora con i tanti spunti che proponi. su quanto stoni quell’oggettivamente in relazione alla scala mobile, poi, a spada tratta.
    al tempo stesso, non riesco a criticare il libro di piccolo fino in fondo, anzi. forse perché è stato il primo libro (tra quelli con un certa visibilità mediatica e un certa “semplicità e concretezza di linguaggio”, passami l’espressione) che mi ha fatto capire tante cose di quella sedicente Sinistra che da anni non riesco a capire, che mi fa imbestialire ogni volta che uno dei suoi sedicenti portavoce apre bocca, che rappresenta la grande maggioranza, quella sedicente maggioranza riformista che riesce a conciliare imperfezione e appartenenza.
    e forse mi ha dato ancora più spinta a stare con gli incendiari.

  4. fango ha detto:

    lo so che non c’entra col libro e che probabilmente attirerò critiche (se non scritte almeno pensate), ma perchè quando un pedone passeggia sulle piste ciclabili, semplicemente per diletto, magari con qualcuno a fianco, i ciclisti non rispettano questa scelta ma partono proteste ed insulti? e perchè, quando le piste ciclabili ci sono e non sono ostruite da macchine/pedoni/passeggini i ciclisti che vogliono fare i fighi continuano ad usare le strade contromano, a passare col rosso e a lanciarsi veloci tra le macchine come se non esistesse il codice stradale anche per loro?

    scusa per lo sfogo, mi rendo conto di aver esagerato. io NON sto dalla parte delle automobili (anche se penso sembri così), in bici ci giro spesso e volentieri, ma ultimamente i ciclisti vogliono avere ragione su tutta la linea, mentre da quel che vedo ogni giorno sono i primi a non rispettare gli altri mezzi e soprattutto i pedoni. è che mi sembra che i ciclisti abbiano ragione a priori, invece non è così per nessuno, nemmeno per loro.
    certamente bisogna cambiare, sono d’accordo sulle limitazioni al traffico o addirittura chiusure nei centri storici, agli orari, a tante cose. so che da qualche parte bisogna cominciare e che non sempre si comincia nel modo giusto, ma a me i ciclisti in mezzo alla strada fanno solo girare le palle, soprattutto quando sono in bicicletta dietro la fila e sono anch’io bloccata mentre avrei altro da fare.

    di nuovo scusa, oggi va così.

    • fango ha detto:

      che cavolo, potevo farci un post senza romperti qui.

    • rodixidor ha detto:

      Va benissimo il tuo punto di vista e ti ringrazio per averlo voluto esprimere. E’ bello che ognuno abbia un modo di vedere diverso ed è bellissimo che decida di manifestarlo. Ti ringrazio tantissimo del tuo intervento, non volevo assolutamente far passare i ciclisti per angeli al di sopra di ogni critica ed il tuo intervento dimostra che invece non mi ero espresso con chiarezza e la mia posizione risultava parziale. Grazie di esser passata di qui, di avermi mostrato un’altra prospettiva. Grazie davvero 🙂

      • fango ha detto:

        no, invece ti eri espresso bene, altrimenti non avrei letto fino alla fine, nè avrei dato sfogo ai miei pensieri. quando sento puzza di angeli su due ruote mi ritraggo senza fiatare, perchè so che cercare un confronto sarebbe inutile.
        grazie a te per l’ospitalità, questo posto è bello, ci passo spesso. e dagli ultimi post mi sa che hai più anni di quanti te ne davo.

      • rodixidor ha detto:

        ahimè, nessuno è perfetto 🙂

  5. menteminima ha detto:

    Ho tre libri da finire poi tocca a quello e ne parliamo occhei?

  6. newwhitebear ha detto:

    Il libro di Piccolo non l’ho letto per il semplice motivo: ne ignoravo l’esistenza. Forse sono refrattario alle ricostruzioni storiche, che storiche non sono, anche se, lo ammetto, ci dovrebbero essere.
    Mi limito a riprndere il passo dei ciclisti e vorrei fare alcune considerazioni, forse già espresse da altri. La prima è che la strada è di tutti: non appartiene a nessuna categoria, Dunque il buon senso afferma che la mia libertà di movimento finisce quando limita la libertà altrui e viceversa. Ritornando alla strada io non posso impedire ad altri di usarla, perché io ho deciso di occuparla. Questo vale anche per chi manifesta.

    • rodixidor ha detto:

      Detto così sembra molto semplice ma poi è difficile definire il limite delle libertà reciproche anche perché che la res sia pubblica non significa che non appartiene a nessuno ma piuttosto che appartiene a tutti. Grazie di esser passato ed aver lasciato il tuo punto di vista.

  7. edp ha detto:

    Son di quei tutti anche se più giovane di Piccolo, son della critical mass e inutile dirlo, certo che credo che con rispetto i ciclisti abbiano in diritto di manifestare anche così, son di quelle che quando la macchina cerca di superare il corteo si butta verso fuori e le ostruisce il passaggio, il tutto con uno splendido fischietto in bocca. Che a volte va bene prendersi meno sul serio e cogliere l’occasione di una coda non prevista per pensare. E saran mica solo i ferrovieri a dover protestare.
    Però, che Bertinotti è sparito perché ha fatto cascare il governo Prodi l’ho sempre pensato. E taci che è sparito da solo, altrimenti lo facevo sparire io a schiaffoni. Io che l’avevo votato, intendo. Io di quei tutti lì.

    • rodixidor ha detto:

      Finalmente uno dei Tutti di Piccolo reo confesso. Come la mettiamo se ti dico che l’avevo votato anche io e l’ho applaudito per non aver votato la fiducia alla legge di stabilità?. Forse la verità è che siamo TUTTI diversi. Grazie di esser passata di qui.

  8. La vera tragedia dell’esistenza è che ognuno ha le proprie buone ragioni.

  9. graziaballe ha detto:

    non ho ancora letto il libro di piccolo.
    tuttavia sento di condividere quello che hai scritto, soprattutto quella resistenza quotidiana al rispetto. Trovo che sia fin troppo facile giustificarsi con autoironia e ammettendo di sentire un “inutile” senso di colpa…capita spesso anche a me ma se anche mi viene da sorridere, fatti i debiti conti è solo un alibi.
    quanto alle considerazioni sugli anni di piombo (prima del 78 e sul caso “compromesso storico”), sulla sinistra e su bertinotti (votato e anche io scagionato…il vero problema fu d’alema e la tendenza liberista del menga, il non voler più nè credere che esistesse una classe proletaria nè ascoltare le giuste rivendicazioni di una sinistra che è stata l’ultimo baluardo di “pensiero di sinistra”, sebbene scarsamente incisiva e di proposte ancora modeste…ma qui non vorrei aprire un comizio!) mi sa che è meglio rimandare ad altro luogo!! 🙂

  10. Pingback: PICCOLO: “MOMENTO DI TRASCURABILE FELICITA’” (reblogged) | ToMeTooYou

  11. rodixidor ha detto:

    Letto i tuo riblog, molto simpatico 🙂

  12. Stefano ha detto:

    Intralcio alla circolazione. Il codice parla chiaro 🙂 Di questo si tratta, appunto, di intralcio alla libera circolazione e probabile causa di rischio incidenti. Questo succede se in strada i ciclisti si mettono in fila per 4 col resto di 6, e magari pure su strade di montagna con tornanti.
    Stessissima cosa con la politica : sostituire (certi) ciclisti con (certi) (tanti) politici non cambia il risultato… siamo sempre a rischio.
    AH, a proposito, in quegli anni ero in fila a gridare anche io “lavorare meno, lavorare tutti”… sarò nostalgico e “vecchio”, ma mi sembra così… attuale !
    Bello il tuo blog, e scusa l’intrusione.

  13. rossodipersia ha detto:

    Il libro di Piccolo non l’ho letto e credo che non lo farò, invece penso di andare a vedere il film di Veltroni “Quando c’era Berlinguer” sperando di non rimanerne troppo delusa, ma non posso pensare di perdermi tutte quelle immagini, alcune forse anche inedite, dei suoi comizi. Se andrai anche tu, ti prego, fanne un post: mi piace parecchio il tuo ritmo di scrittura.
    Ciao.

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