L’intrepido

Terminato il Festival del Cinema di Venezia per chi non ci è stato ora giunge il momento di andare a vedere i film proposti. Così complice una prima serata autunnale (ed il mercoledì di basso prezzo) sono stato a vedere “L’intrepido”.

intrepido

Poetica l’idea del lavoratore “a rimpiazzo”, Albanese ci sa regalare una bella interpretazione di Antonio Pane, personaggio dell’emarginato generoso, positivo, di ingenuità favolistica. E si muove in una Milano grigia dei lavoratori ultimi in una narrazione cinematografica che sa toccare lo spettatore con immagini e silenzi che rendono il tutto tristemente reale.
Ma tutto termina lì, perché gli altri personaggi non reggono. Qualche eccezione forse per la figura femminile della giovane precaria che seppure con troppa affinità con la derelitta dei film di Charlot, sa regalarci qualche scena convincente. Ma una ex-moglie assolutamente inverosimile ed un figlio talmente patetico da risultare addirittura fastidioso ti lasciano con la conclusione di aver assistito ad una favoletta che non regge l’intento che il film si era prefissato all’inizio. Comunque la visione vale i soldi del biglietto, almeno di mercoledì   🙂

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13 risposte a L’intrepido

  1. edp ha detto:

    ecco, per un pelo non ci andavo anche io ieri sera, mi sa che però salto a questo punto….

  2. germogliare ha detto:

    aspetto il passaggio in tv. con quello che costa la benzina oggi!

  3. graziaballe ha detto:

    l’ho visto ieri.
    poichè il rimpiazzista esiste davvero (sono andata con amici che all’uscita commentavano come fosse un’idea surreale…surreale??? forse iper-reale!) trovo onirico e vagamente delirante il fatto che tale personaggio sia personificato da un idealista e buonista Albanese, che lo fa con il piacere di rinnovarsi in nuovi lavori e capacità. Due generazioni: quella degli “adulti”, persi chi in un mondo di miserie (lui) chi in un mondo di ricchezze volgari e senza scrupoli (la moglie e il nuovo compagno) e quella dei “giovani”, due sconfitti in partenza, depressi e incapaci di affrontare la vita per quello che è (da sottolineare che non erano manco due poveracci). Insomma, Amelio poteva fare un’analisi meno patinata e scontata.

  4. penna bianca ha detto:

    Ecco cosa mi manca del vivere in montagna: non avere un cinema vicino…

  5. tantopercantare ha detto:

    Avevo letto il titolo del post , avevo pensato alle scarpe e agli occhiali ai raggi x .. che stupida sono.

  6. Topper ha detto:

    Lo guarderò. In streaming però.

  7. graziaballe ha detto:

    uhmmm…qualche altro film? 🙂

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