L’agguato

E d’un tratto fu vento. All’orizzonte la superficie del mare si imbrunì di una macchia scura che veloce si addensava e si avvicinava. Le sartie delle barche all’ormeggio nel porto iniziarono a tintinnare, sentinelle d’acciaio trillavano come ad avvisarmi della furia che montava. E fu il turbinio veloce sul piazzale del porto che strappò via alla turista il suo cappellino di paglia dal nastro rosso. E furono risa e grida divertita delle ragazze scompigliate che inseguivano il cappello nel sole accecante, nel turbine dispettoso. Ma non si fermò, si incanalò veloce, sempre più impetuoso su per le stradine che dal porto conducono in paese, caldo ed esotico si inorgogliva e saliva su per i lastricati in pietra fischiando nei vicoli per raggiungere l’acropoli da espugnare. Al suo passaggio si udirono imposte di legno sbattere malamente,  finestre aprirsi fragorosamente lì lì per infrangersi, grida di paesani che correvano a mettere al sicuro ciò che il vento pareva volesse distruggere. Superato ululando il gomito di una curva stretta si aprì nello slargo della piazzetta deserta, la girò tutta in tondo alla ricerca di qualcosa da portarsi via come una banda di scugnizzi in un giro di giostra forsennato ed infine si accanì sul cestino di rifiuti al centro e meticolosamente con un mulinello lo svuotò disperdendo a mezz’aria carta colorata che rimase sospesa, abbandonata. E riprese a correre, ora vigoroso e minaccioso imboccò i gradoni e salì su su in cima al paese, si infilò sotto l’uscio, dentro casa, su per i tetti. Mi sorprese addossato alla penombra di un muro nel meriggio di un terrazzo, nell’oblio di un pensiero. Mi assalì prima che potessi avvisarlo, mi schiaffeggiò rabbioso ed insolente, mi tenne stretto nell’abbraccio di mille mani, ridendo cattivo del ghigno di un folle che sbatte furioso la testa nella sua stanza di gomma. Mi tenne stretto alla gola e fu l’assenza a finirmi.

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18 risposte a L’agguato

  1. germogliare ha detto:

    “Il vento fa il suo giro ed ogni cosa prima o poi ritorna”. Giorgio Diritti
    …anche la calma.

  2. esercizidipensiero ha detto:

    poi è bello farselo amico, il vento.

  3. turquoise66 ha detto:

    Stavolta verba volant col vento per tornare in uno scritto che rimane, rimane impresso per la sua capacità di narrare in modo avvincente il turbinio inafferrabile di un’ emozione. ( OT ma micatant: il vento oscuro che gli cantava dentro Bertrand Cantat se lo portava dentro gli occhi. )

  4. penna bianca ha detto:

    Un vento che scuote fin dentro le ossa. Pare un terremoto. Forse c’era soltanto bisogno di smuovere le carte in tavola…

  5. m0ra ha detto:

    Bello, complimenti xidor.

  6. gialloesse ha detto:

    Rodixidor : leggo i tuoi post, i tuoi commenti e… non fermarti per favore.

  7. rodixidor ha detto:

    Grazie a tutti, siete molto gentili. Si scrive solo per esser letti.

  8. Lady Chocolate never lies ha detto:

    Solo il vento sa dare certe emozioni. Io sono quel cappello. Acchiappami 😉

  9. stupidonzola ha detto:

    meravigliosamente in-ventata.
    (amo quel brano)

  10. Bizzarra ha detto:

    “..e fu l’assenza a finirmi”
    Le assenze hanno una grande capacità di finire.

    Biblioceca.

  11. turquoise66 ha detto:

    Giusto un salutino. La tua, di assenza, spero non duri.

  12. tramedipensieri ha detto:

    il vento
    come braccia
    mare che avvolge
    gioca
    scompiglia

    bello racconto e musica.
    ciao
    .marta

  13. dorothy ha detto:

    Un vento ” ragazzino” che corre libero, scompiglia e si insinua nelle cose, sulle persone, Le attraversa, ora leggero e ora impetuoso come le parole dell’autore. Impetuose, leggere, serene, gravi, vive ,
    Il vento che dà e toglie vita , con la sua presenza e con la sua assenza .
    Il vento che …muove. .
    Bravo è dir poco e banale.

  14. penna bianca ha detto:

    L’avevo letto. Mi era piaciuto. L’ho riletto e mi è piaciuto ancora di più.

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