Controra

L’aria immobile e calda del vicolo alle 3 del pomeriggio mi fa pensare a Marrakech. Non sono mai stato a Marrakech ma me lo immagino così o come me l’ha fatto immaginare Salvatores in quel vecchio film.
Mi muovo in questa atmosfera appannata che è il pomeriggio della controra, oltre alla temperatura al culmine saranno anche le mie basse funzioni vitali a rendere l’attraversamento della viuzza addirittura onirico. Tirò su una saracinesca cocente, la saracinesca del mio bar ed entro. C’è un pò di fresco dentro e me ne compiaccio. L’ho aperto questo inverno, mi era piaciuto molto il locale, vecchio magazzino con soffitto a volta molto alto, l’ingresso principale da su un vicolo un pò laterale, non molto invitante ma quello che mi è piaciuto subito è che ha una uscita interna che da su un cortiletto interno nel quale ho allestito il mio giardinetto, un paio di tavolini, qualche fioriera, pavimentazione in pietre un pò sconnesso. Vado molto soddisfatto della sistemazione che gli ho dato, l’apertura sul giardino, ora fa godere anche la sala del bar di una piacevole corrente d’aria che d’inverno avevo solo immaginato.  Forse è un pò presto come orario di apertura pomeridiana ora che fa caldo ma preferisco stare qui anche se il locale rimane ancora vuoto per un pò, me lo godo. Aziono il grosso ventilatore al centro del soffitto, sistemo le sedie attorno ad un tavolo, passo un panno, vado dietro il banco, accendo la macchina del caffè, la radio. Suona un pezzo dei Dire Straits, “Telegraph road”, mi pare giustissima come colonna sonora. Penso a quella cosa che ho letto in un libro di Pavese, forse “Il compagno”, ma non ne sono sicuro. Comunque diceva una cosa del tipo che tutta la vita di un uomo dipende da un anonimo pomeriggio estivo passato come tanti altri ma che gli ha dato una consapevolezza. Da quando l’ho letto cerco di ricordare , ma non riesco a capire quale può essere stato il mio pomeriggio, eppure ci deve essere stato. Il vociare di quattro ragazzini che irrompono nel locale spezzano il silenzio pomeridiano. Mi salutano e si precipitano nel giardino, dimenticavo di dirvi lì c’è un biliardino. Li osservo che si spintonano, ridono, si sfidano armati delle lance del biliardino ai loro posti di combattimento. Nessuno di loro avrà più di quattordici anni, a quella età ostentano modi da bulletti sfrontati e volgari e per prender sonno cercano la carezza della mamma. Sto diventando vecchio se faccio queste considerazioni. Nel vicolo si sente uno scouter che si avvicina, si ferma davanti all’ingresso e scendono due ragazze che entrano. La prima, sottile nel suo vestitino rosso la riconosco quando si leva il casco e si riaggiusta la lunga chioma corvina scuotendola con un gesto ampio all’indietro,  mi saluta, è una che spesso viene a far colazione prima di andare al lavoro. L’amica una ricciolona grandi occhi non mi pare d’averla mai vista. Si sistemano al tavolo sotto il ventilatore, riprendono fiato e riprendono un discorso interrotto, fitto fitto di allusioni e risate come pausa. In una di queste pause Mulan (la bruna lunghe chiome che ovviamente non si chiama così, forse si chiama Luisa), si gira verso di me e con voce civettuola mi fa: “Mario, ci fai una bevanda bella fresca, dissetaaaantissiiima?”. “Certo, ci provo”, rispondo io con sorriso professionale. Mi invento in un bicchierone grande un poco di Red Bull, un succo di frutta alla fragola, tanto sorbetto al limone, tutto ben miscelato, cannuccia colorata. L’aspetto già rinfresca, spero lo faccia anche berlo. Servo i 2 bicchieri al tavolo, loro sorridono, assaggiano, io rimango ad aspettare il verdetto,  Riccioli d’oro è un pò più scettica ma dopo il primo sorso entrambe esclamano il loro apprezzamento enfatiche. Ricevuto il responso, mi faccio in disparte soddisfatto. La radio suona “Knocking on heaven’s door”, ma quella cantata dai Guns’n Roses, a questo punto sono convinto che il DJ sia nascosto nel mio bar. Uno dei quattro ragazzini viene a prendere una coca-cola, le ragazze conversano, chissà se qualcuno di loro sta vivendo il pomeriggio di Pavese?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in musica, racconto. Contrassegna il permalink.

18 risposte a Controra

  1. esercizidipensiero ha detto:

    scappa via dalla psi, cara, scappa finchè sei in tempo. con tutto questo talento che hai.

  2. turquoise66 ha detto:

    Credo di avere avuto più di un pomeriggio alla Pavese. La luce spietata di certe lunghe ore estive sa illuminare verità nascoste, e credo davvero di capire quella accresciuta e a volte dolorosa consapevolezza. Il bar di Mario mi sembra un rifugio piacevole. Lo si legge d’un fiato, e rinfresca la mente.

  3. germogliare ha detto:

    Sei di grazia…bene! 😉

  4. penna bianca ha detto:

    Bello questo post soprattutto per come l’hai chiuso bene nel finale. Si rimane così, appesi a riflettere, se mai e quando ci sia stato un pomeriggio di pavesiana memoria. (esercizidipensiero, ti chiama “cara” sai che dai tuoi post immaginavo fossi un uomo ? Non c’entra nulla ma dico spesso bischerate innocue:-))

  5. Badev ha detto:

    Anch’io pensavo fossi un uomo, sarà per via di Mario. Ho letto d’un fiato. 🙂

  6. stupidonzola ha detto:

    è la terza volta volta che mi fermo a leggere…e mi piace tanto.
    e mi chiedevo se Mario vendesse anche i ghiaccioli azzurri..

  7. gialloesse ha detto:

    Che bella scrittura ! Ho sentito tanta serenità e dolcezza. Anche la musica é quella giusta.

  8. rebeccastories ha detto:

    Bello!

  9. Pingback: SABATOBLOGGER 40. I blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...