La seduta

Non è una buona serata. Ti guardo oltre la scrivania e rimango zitto; allora inizi a  parlare tu, e spieghi, illustri con modi accondiscendenti i tuoi buoni propositi, le tue acute osservazioni, ed al termine di ogni parte del tuo discorso chiedi il mio parere, il mio assenso con la tua migliore aria di brava ragazza, sorriso disarmante da manuale nel tuo golfino colorato, ti protendi in avanti in un gesto coinvolgente di richiesta di assenso. Mi fai rabbia quando fai così,  vorrei resisterti, cerco di ostacolarti con qualche mite obiezione che invece  nel venir fuori  si trasforma in accondiscendenza che genera  l’avvio di un’altra fase di ottimi propositi. Ma non dovevo parlare io? Guardo il tuo ovale paffuto coontornato da una chioma che stasera noto lievemente colorata di rame. Sei andata dal parucchiere o non ti avevo guardato bene l’altra volta ? – mi chiedo mentre le tue parole sono diventate ovattate da un filtro di protezione che ho innalzato per salvaguadarmi. Hai gli occhi celesti, grandi e senza trucco, piccola e tonda, devi essere stata una ragazza problematica, timida ed imbottita in maglioni rassicuranti di colore pastello da studentessa impegnata, dolce nella tua fragilità. Hai le poppe sode ed oblunghe. – cerco di mandar via questo pensiero come malsano – Ma mi incalza irresistibile il pensiero delle tue poppe ovali, chiare e pesanti, ben nascoste sotto la larga maglia di trama celeste e bianca che non lascia trasparire le tue forme  ma io ne sono convinto come se le vedessi adesso le tue areole tonde e grandi.  Ti devo assolutamente fermare.  – mi dico- Devo assolutamente farlo. Ti zittisco e ti dico tutto di me, come dovrebbe essere. E’ bastata una mia obiezione discreta all’ultima tua frase e mi hai capito, ti sei zittita e mi hai dato il via. ed è stato un sollievo, squarciarmi il petto, affondarmi le mani nel costato sanguinante, estrarre fuori tutto fetido e grondante. Inizio a parlare e non mi fermo più, calmo, rilassato, senza tema di contraddirmi a sciorinare non tutto ma tanto. Guardi soddisfatta, forse sorpresa ma soddisfatta rimani a considerare  quel cuore sanguinante, grosso pezzo di carne che ora  imbratta  di una larga pozza di sangue tutta la tua scrivania di abete chiaro che si trasforma nell’orrido banco di una macelleria.  Me lo riprendo, passi una spugna a detergere senza lasciar alcuna macchia e mi dici con un sorriso appena accennato e una luce soddisfatta nello sguardo: “Ci vediamo lunedì, alla stessa ora”. Esco più leggero in una serata piovosa.

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3 risposte a La seduta

  1. Lady Chocolate never lies ha detto:

    Che inizio settimana bruciante! Diventerà perpetuo? 😉

  2. germogliare ha detto:

    Potresti trarne ispirazione…o, magari farne una nuova attività (non sono riuscita a trovare il video 😦 ) http://it.wikipedia.org/wiki/Confidenze_troppo_intime
    a e te come va a finire?

  3. unad2 ha detto:

    di certo non è una seduta da una psicoterapeuta lacaniana…

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